BERLINO
Il monito di Panahi, 'in Iran è tempo di sangue, il mondo reagisca alla violenza'
(ANSA) - BERLINO, 17 GEN - Jafar Panahi apre a sorpresa la
38/a edizione degli Efa, gli European Film Awards, in corso a
Berlino, e lancia un appello conto il regime e il sangue versato
nel suo Iran. Il cineasta, che con Un Semplice Incidente è
candidato agli Oscar europei per il miglior film, regia,
sceneggiatura, ha sottolineato: "Nelle ultime due settimane
l'Iran è entrato in uno dei momenti storici più cruciali e
decisivi della sua storia. Un momento in cui un popolo, a mani
nude, è sceso in strada per riprendersi il diritto alla vita e
per pronunciare di nuovo il nome della libertà. Ma il governo,
invece di ascoltare la voce della gente, ha risposto con il suo
linguaggio abituale: il linguaggio della violenza, di una strage
senza precedenti e inconcepibile".
"Per prima cosa - ha detto ancora - ha soffocato il respiro:
ha interrotto tutte le vie di comunicazione con il mondo
esterno. Internet, telefoni, notizie — perché nessuna voce
potesse uscire, perché il crimine potesse essere compiuto nel
buio. Poi ha sparato direttamente sui manifestanti con armi da
guerra, raffiche di proiettili che li hanno coperti di sangue.
Almeno 12mila morti in 48 ore. E quando i feriti, coloro che
erano scampati alla morte, hanno raggiunto gli ospedali, anche
gli ospedali sono stati attaccati, per togliere loro fino
all'ultimo istante l'ultima speranza di sopravvivere. Sono
iniziati arresti di massa e la legge marziale — senza essere
dichiarata — ha steso la sua ombra sulle città. Ora sono passati
dieci giorni dall'interruzione delle comunicazioni e, nonostante
tutto, le dimensioni di questo crimine non sono ancora state
completamente portate alla luce. Ma questo non è solo il dolore
di un Paese", ha raccontato il regista.
"Se il mondo di oggi non reagisce a questa violenza manifesta
- è il monito di Panahi - non sarà soltanto l'Iran a essere in
pericolo, ma il mondo intero. Perché la violenza, quando resta
senza risposta, diventa normale. E quando diventa normale,
diventa ridicola. Se in un luogo la verità viene soffocata,
altrove il respiro della libertà si fa più corto. E allora
nessuno, in nessun angolo del mondo, è al sicuro: né in Iran, né
in Europa, né in America, né in nessun punto di questo pianeta.
Ed è proprio per questo che oggi il dovere di noi cineasti e
artisti è più grave che mai. Se siamo delusi dai politici,
almeno noi non restiamo in silenzio. Perché il silenzio, in
tempi di crimine, non è neutralità. Il silenzio è diventare
simili all'oscurità. Perciò non restiamo in silenzio. Dichiaro
aperta la trentottesima edizione degli European Film Awards".
(ANSA).
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