SUL PALCO
L’anima nera delle streghe di «Un posto al sole»
Quattro prostitute sono accusate dell’omicidio di un giovane. La black comedy con cinque volti dell’amata serie tv di Rai 3 al Sociale di Busto Arsizio e al Delfino di Milano
Quattro prostitute accusate dell’omicidio, avvenuto nella loro casa, di un giovane che irrompe nelle loro esistenze sconvolgendone il precario equilibrio. E tra l’emergere di temi come l’emarginazione, la violenza, l’identità, e in un intreccio di confessioni e flashback, appaiono anche le diverse reazioni delle quattro donne nei confronti di questo “intruso”: Alba, la più matura, prova per lui un ambiguo sentimento materno che nasconde un rapporto difficile con la maternità, Gina lo umilia e lo vessa, in un’aggressività che nasce da una famiglia prevaricatrice e disfunzionale, Tuna nasconde dietro la sua intransigenza la sua identità sessuale repressa, Morena che passa dall’esuberanza alla fragilità assoluta nel rivivere nella sua mente una violenza sessuale subita anni prima.
Sono Streghe da marciapiede quelle che si ritrovano oggi, venerdì 16 gennaio, al Teatro Sociale Delja Caielli di Busto Arsizio e sabato 17 e domenica 18 al Teatro Delfino di Milano. E hanno i volti amati di quattro attrici, e di un attore: Luisa Amatucci, Miriam Candurro, Gina Amarante, Antonella Prisco e Peppe Romano di Un posto al sole, la fiction più longeva della tv italiana. «E una forza dello spettacolo – sottolinea Miriam Candurro – è che si viene pensando di vedere gli attori di Un posto al sole e si scopre di essere davanti a tutt’altro». E di essere davanti a cinque immense prove attoriali, una “sfida professionale” che i cinque interpreti portano avanti con maestria diretti da Stefano Amatucci in questo testo di Francesco Silvestri. Lasciando aperti tanti interrogativi, primo fra tutti se queste donne possono essere veramente considerate “streghe” e in che senso. Perché alla fine tutti gli interpreti di questo spettacolo concordano nel dire che sul palco accade una vera magia nella forza e nella bellezza di stare insieme. Merito anche della regia. «È stato geniale – sottolinea Gina Amarante –, è come se questo spettacolo fosse uno spartito musicale». Aggiunge Peppe Romano: «Francesco Silvestri ha scritto un testo magnifico e la regia e l’adattamento di Stefano Amatucci lo hanno indirizzato in una forma dai ritmi serratissimi. Queste quattro streghe portano quattro dolori, quattro drammi e Stefano è stato “scientifico”: ha dato a tutti noi dialetti diversi». E Romano, che in scena ha il doppio ruolo dell’ispettore e del “munaciello”, «l’anima nera delle quattro singole prostitute, l’anima sporca che le porta a compiere determinati gesti e azioni che influenzano e condizionano il loro dramma e il loro dolore», si trova a parlare cinque dialetti diversi. «Questo spettacolo è una magia – interviene Antonella Prisco –: è un testo e uno spettacolo nel quale ti devi perdere. Se ti lasci andare alla magia, se ti lasci andare a innamorarti dei personaggi, ciascuno ti mostra la sua forza e la sua debolezza. Stefano Amatucci ci ha dato la possibilità di capire su cosa lavorare anche umanamente, e da regista ha utilizzato i nostri punti di forza e di debolezza». Aspetti importanti per il lavoro attoriale. Ma non solo. «Come spettatrice, come donna, questo è uno spettacolo che fa riflettere – il parere di Luisa Amatucci –, perché ognuno dei nostri personaggi ha una fragilità che si porta nella vita e che non sempre si riesce a fare uscire. Il tema è anche quello di trasferire queste fragilità in maniera positiva».
Ad ascoltarli, tutti e cinque, ci sono temi che ritornano come centrali e fondamentali, e forse anche questa è la magia dello spettacolo: la complicità di queste donne, gli interrogativi e i dubbi che restano aperti, l’energia che si sprigiona dagli attori, le fragilità che diventano quasi vanto, la forza di queste donne di essere sopravvissute al loro passato, la capacità di uscire dagli stereotipi con delicatezza e con forza al tempo stesso. Lasciando nello spettatore la consapevolezza che, se conosci i tuoi punti di debolezza, puoi trasformarli in punti di forza. Che questa sia stregoneria o magia, è sempre una trasformazione che ti fa dire di aver comunque vinto nella vita.
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