GINANSTICA RITMICA
Laurito: "Ora posso dire basta"
Il bronzo e l’addio: "Mi vien da ridere ma sono vecchia, largo alle giovani. Allenare? Meglio fisioterapista"
"Ha ragione mamma, adesso nella storia dello sport ci sono davvero".
Con la medaglia di bronzo al collo, conquistata domenica 12 agosto nella finale a squadre della ginnastica ritmica, Romina Laurito può sorridere: "Poteva essere argento, ma pazienza. So solo che sento ripagati gli sforzi di una vita".
E quella stessa medaglia per lei, 25 anni compiuti a maggio, significa anche altro: "Posso dire basta, credo che sia arrivato il momento di lasciare la vita da atleta. Nelle prossime settimane ci penserò su, a settembre c’è un’altra convocazione, ma mi viene davvero da dire: largo alle giovani". Ed esclama: "Ebbene sì, fa un po’ ridere, ma sono vecchia".
Per sé disegna un futuro che è sempre nel mondo dello sport: "Però non da allenatrice, non credo faccia per me, mi piacerebbe semmai diventare fisioterapista. Da sabato 17 agosto, con le altre ragazze della Nazionale, andrò in vacanza in Spagna. Ma un po’ penserò anche a questo".
Intanto si gode il momento. Suo e di Gallarate (perché in bacheca c’è pure l’oro di Michele Frangilli), entrambe osannate per quanto hanno saputo fare.
Una festa continua, anche lunedì 13 agosto. Prima a Fiumicino, dove l’aereo ha fatto scalo per depositare le compagne d’avventura, e in serata a Linate, per ricevere l’abbraccio di amici e parenti, questi ultimi comunque immancabili anche nell’avventura londinese. "Questo podio lo dedico a tutti quelli che hanno sempre creduto in me. Arrivo in fondo all'Olimpiade con un’adrenalina che non so spiegare e con la testa pesantissima, ora anche di felicità. Perché il lavoro fisico e i sacrifici li avevo messi in conto quando ho deciso di provarci, ma la pressione di quest’ultimo anno è stata enorme".
Infatti, alla kermesse a cinque cerchi l’attenzione s’è divisa fra l’impegno agonistico e un riscontro della giuria che pareva non arrivare mai.
"Dopo essere state più volte campionesse del mondo, venivamo da un periodo pessimo. Il gran lavoro in palestra quest’anno non veniva mai riconosciuto. Quando il primo giorno, quello delle eliminatorie, abbiamo preso 28 e ci siamo piazzate seconde, abbiamo capito che non bisognava aver paura. Certo, poi c’è stato un errore pesantissimo nella seconda gara e il tentativo disperato di andarci a prendere l’oro, che forse ci è costato l’argento, però a quel punto si doveva rischiare e attaccare la Russia. Alla fine è bello aver preso una medaglia e poter gioire senza recriminazioni». E nel suo cuore, di Londra 2012, resterà l’euforia della sera di domenica 12 agosto a Casa Italia.
"C’eravamo noi, quelli della pallanuoto e del volley, Fontana e Cammarelle, col presidente Petrucci a farci i complimenti. E assieme a loro anche le persone a me più care, per un’emozione che non scorderò mai. Noi della ritmica, per motivi logistici, siamo rimaste spesso distanti dal villaggio, ma in quella celebrazione ho sentito tutta la gioia e l’orgoglio concentrati in un momento solo, in mezzo alla grande famiglia dello sport italiano. È forse lì che mi sono resa conto di essere entrata anch’io nella storia". E ha capito anche che adesso, senza pentimenti, la sua storia personale può anche prendere un’altra strada.
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