LE OPINIONI
Le Olimpiadi del Visconte Cobram
Fantozzi prendeva la “bomba”, ma c’è chi gli atleti li dopa per fare spettacolo
Quando il ragionier Ugo Fantozzi, disperato e con la lingua felpata lungo la salita della mitica Coppa Cobram, decise di affidarsi alla "bomba" – quel cocktail micidiale a base di «metedrina, simpamina, aspirina, franceschina, cocaina e peperoncino di Cayenna» – non stava solo tentando di sopravvivere alla furia del Visconte Cobram. Stava, con quarant'anni d'anticipo, tracciando il manifesto programmatico di una nuova frontiera dello sport mondiale: le Olimpiadi del Doping. Immaginate la scena. Un Comitato Olimpico alternativo, presieduto non da austeri burocrati in giacca blu, ma dallo spettro del Visconte in persona, megafono alla mano ai blocchi di partenza dei 100 metri piani. Il problema è che l'idea di istituire dei giochi olimpici paralleli in cui la chimica farmaceutica sostituisce l'allenamento tradizionale, non è più una distopia fantozziana, bensì un fatto reale. Quelli che sono stati denominati Enhanced Games si sono effettivamente svolti lo scorso 24 maggio e non potevano che tenersi a Las Vegas, la città dove tutto è possibile perché tanto è finto. Una giornata di gare alla dopamina, con svariati record del mondo sbriciolati da atleti farciti di testosterone, amminoacidi e derivati dell'anfetamina. Tutti farmaci legali ma proibiti a livello sportivo perché alterano in modo determinante le prestazioni. E a impersonificare il famigerato Cobram, c'era l'ideatore di tutto ciò, l'imprenditore australiano Aron D'Souza, supportato dall'inventore di PayPal, Peter Thiel, e dal solito misterioso fondo d'investimento. Uno scenario non più ipotetico, nel quale l'atleta non si presenta col passaporto biologico ma direttamente con la ricetta del medico di base. Con la prospettiva, in un futuro sportivo basato sulla chimica senza controllo, di dover allargare gli stadi per evitare che i giavellotti infilzino gli spettatori. Ma non è il caso di fare ironia perché se il doping è vietato nello sport non è per questo motivo, bensì perché, banalmente, fa male. E qui dobbiamo rifarci alla poderosa metafora regalataci dal personaggio concepito dal genio di Paolo Villaggio: dopo aver assunto la bomba, gli occhi di Fantozzi s'iniettano di sangue, i denti digrignano e le gambe girano alla frequenza di un frullatore. Un ragionier Ugo ormai sovrumano supera tutti e va a vincere nell'apoteosi del progresso tecnologico applicato alla sfiga. Fino al tragicomico finale, nel quale Fantozzi finisce per schiantarsi direttamente dentro a un carro funebre. È questo il destino di questi sportivi? Macchine da record con la pressione arteriosa a 250 o con chissà quali conseguenze a lungo termine? E per cosa? In fondo, a ben pensarci, se tutti sono dopati, la corsa al rialzo farmacologico finirebbe per portare tutti sulla stessa linea di partenza e la classifica della singola gara sarebbe probabilmente la medesima, ma con statistiche più roboanti. Ecco quindi che i casi sono due: o l'obiettivo è quello di creare gare sempre più spettacolari per lucrare sulla dabbenaggine degli spettatori che pagano, oppure le cavie diventano gli atleti nel nome dell'ingegneria genetica. Ops! Ma forse sono entrambe le cose, come abbiamo fatto a non pensarci...
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