PINOCCHIO
L’educazione come esperienza e ribellione
L'importante eredità di Carlo Collodi a 200 anni dalla nascita
Il 24 novembre 1826 nasceva Carlo Collodi: e in occasione del bicentenario dalla nascita una delle più importanti manifestazioni dedicate alla letteratura per l’infanzia, la Bologna Children’s Book Fair, ha dedicato allo scrittore e alla sua opera più famosa, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, convegni e approfondimenti, incontri e una mostra di illustratori che hanno interpretato e reinterpretato la storia del suo personaggio. «Dalla letteratura per l’infanzia italiana sono venute alcune delle più grandi innovazioni narrative e formali della letteratura internazionali» è stata una delle affermazioni in uno di questi incontri fatta da Daniela Marcheschi, critica letteraria e presidente dell’Edizione Nazionale delle opere di Carlo Lorenzini. E Lorenzini, appunto, era il cognome dello scrittore che nella sua famosa opera parla ai ragazzi ma anche agli adulti, e pone tante riflessioni sulla pedagogia e sull’educazione, con posizioni che non rientravano in quelle della sua epoca, ma che per molti versi si dimostravano in qualche modo “rivoluzionarie”. Da quel “perbene” con cui si conclude il romanzo di Pinocchio che porta in sé quasi una critica arguta alle convenzioni e all’ipocrisia, fino alle allusioni, velate di ironia, ma sferzanti contro una società dove l’infanzia era spesso sfruttata, per cui la “ribellione” iniziale di Pinocchio al padre può essere letta anche proprio come ribellione a un destino imposto dagli adulti: Geppetto dice infatti a Mastro Ciliegia che vuole fabbricarsi un burattino “che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali” con cui “girare il mondo, per buscarmi un tozzo di pan e un bicchier di vino”.
Autore conosciuto in Francia appena ventiseienne e ben pagato nella sua epoca, «Collodi – ha proseguito Marcheschi – ci dice che se tu non mantieni l’infanzia, la voglia di scoprire il mondo, l’ingenuità del sentire una volta che sei adulto, hai fallito come essere umano». Collodi narratore ed educatore attraverso un romanzo che lancia un messaggio innovativo, tra cui il fatto che «l’educazione non si realizza attraverso sermoni, ma attraverso esperienze» è anche alla base di un intervento di Angelo Nobile, direttore della rivista Pagine Giovani che a Collodi ha dedicato un numero monografico con diversi interventi che toccano anche il fiorire di illustrazioni e la cinematografia. Con il suo romanzo, insomma, che definire per ragazzi è veramente riduttivo, Collodi mostra un atteggiamento critico verso il mondo adulto e si rivela anche in questo senso scrittore “caricaturale” che crede nel pensiero critico e nel valore del ridicolo e dell’umorismo. E nella favola che mette in relazione la verità dell’esperienza con quella della narrazione, della ricerca della verità stessa.
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