VERSO IL BALLOTTAGGIO
Legnano, la partita è tutta da giocare
La mappa politica in città è cambiata, Fratelli d’Italia adesso è il primo partito
Le previsioni, in qualche modo, si sono avverate e anche stavolta il sindaco di Legnano sarà deciso dal ballottaggio: centrosinistra contro centrosinistra, rappresentati stavolta dal sindaco uscente Lorenzo Radice e dallo sfidante Mario Almici, con la variabile degli elettori di Carolina Toia e Federico Amadei che saranno il vero ago della bilancia. Il voto scrutinato ieri (peraltro con tanti problemi e tempi estremamente allungati) ha fornito una mappa politica di Legnano molto diversa rispetto al 2020: Fratelli d’Italia è ora il primo partito della città che ha scalzato il Partito democratico, crollata la Lega, Forza Italia in ripresa, Movimento 5 Stelle mai così in basso, con la sinistra radicale rappresentata da Avs e Rifondazione praticamente scomparsa. Questi solo alcuni dei verdetti di una tornata elettorale che merita più di un approfondimento.
L’astensione
A partire dal dato più eclatante che è quello dell’astensionismo: ha votato, di fatto, un legnanese su due. Alla chiusura dei seggi, alle 15 di ieri, l’affluenza è stata la più bassa della storia delle amministrative in città: 51,51 per cento. Trent’anni fa, nel 1997, nelle elezioni che consegnarono per la prima volta la fascia tricolore a Maurizio Cozzi, al primo turno i votanti furono poco meno del 76 per cento (56% al ballottaggio). Da lì in poi è stata una continua decrescita della partecipazione, un fenomeno tutto da indagare.
Centrosinistra in crescita
Radice, rispetto a sei anni fa, ha aumentato i propri consensi di oltre 12 punti percentuali, dato lusinghiero che lo mette in posizione di grande vantaggio in vista del secondo turno. All’interno della coalizione il Partito democratico rimane la forza trainante con circa il 22 per cento di voti, seguito da Insieme per Legnano-Legnano Popolare con l’11,4%, il campo largo di Fare Centro (poco più del 4%) e ri-Legnano che si attesta attorno al 3,8%. Non era scontato che il centrosinistra chiudesse in vantaggio il primo turno. Ma quasi sei anni di amministrazione hanno evidentemente avuto un certo rilievo.
Effetto Toia
A pesare sul risultato del centrodestra è stato indubbiamente lo strappo con Carolina Toia: Mario Almici, che pur si è detto soddisfatto, ha sfiorato il 40 per cento. All’interno della coalizione si sperava di più, soprattutto non si pensava che la lista Toia ottenesse oltre il 10 per cento dei voti totali. Tanto più che la sua campagna elettorale è partita ad aprile inoltrato, lei non si è presentata in alcuni incontri pubblici, e non ha organizzato eventi popolari come i suoi avversari. Che abbiano pesato i nomi nella lista? O che ci sia stato un effetto traino ancora dalla scorsa elezione quando Carolina Toia era la candidata del centrodestra unito? Di fatto adesso Almici, se vuole vincere, ha bisogno dei suoi voti. Già da oggi le varie diplomazie dei partiti dovranno iniziare a mettere le basi per una trattativa, ma non è detto che un accordo sia scontato. Vero che la Toia ha dichiarato che il suo obiettivo era far cadere l’amministrazione di centrosinistra, ma con il centrodestra ci sarebbero delle ruggini da appianare. Non ultima la vicenda dell’espulsione decretata dalla Lega nei suoi confronti dopo l’annuncio di correre in solitaria. Lei, la Toia, si era subito autosospesa, ma ai vertici provinciali del partito non è bastato. Finirà a tarallucci e vino e si metterà una pietra sopra? Poi ci sarebbero ancora alcuni conti da regolare con Fratelli d’Italia, che risalgono al ballottaggio del 2020. Insomma, situazione non esattamente ottimale per stringere un patto elettorale così delicato. Anche perché, in caso di apparentamento, bisognerà fare delle concessioni.
Il centrodestra
In ogni caso, in ottica secondo turno, c’è un ulteriore dato da tenere presente: in occasione del referendum sulla Giustizia quasi il 52 per cento dei legnanesi ha votato sì. Se il centrodestra vorrà recuperare dovrà dunque spingere tantissimo anche sulla partecipazione. Ma motivare gli elettori, di questi tempi, non pare affatto facile. Intanto Fratelli d’Italia si gode il primato nella coalizione con il 22,3%, seguita da Forza Italia che torna di nuovo sopra l’8 per cento, dalla Lega (che invece scende al 6,3 rispetto al 15,4 del 2020) e dalla civica Legnano Ideale (4,3%).
I voti di Amadei
Di contro Radice potrebbe avere un aiuto dagli elettori del Patto Civico di Amadei, coalizione apertamente progressista che potrebbe decidere di mettersi di traverso all’avanzata del centrodestra: il 6,6 per cento è un dato al di sotto delle aspettative, provocato principalmente dal passo falso di Movimento 5 Stelle (appena 1,6%) e di Avs e Rifondazione che hanno totalizzato uno 0,8% ciascuno. Un po’ meglio la lista di Osservatorio Civico (3,2%), ma complessivamente non quello che i promotori probabilmente speravano. La sommatoria dei voti, sulla carta, fa in ogni caso dire che il ballottaggio di domenica 7 e lunedì 8 giugno è quantomai aperto. La partita, già da oggi, si riapre.
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