IL CASO
Lo svarione Ernesto Bobo Maroni: «Il sindaco chieda scusa»
Marco Pinti, già segretario cittadino della Lega e promotore dell’associazione “Il Bobo”, sull’errata iscrizione del nome nel Famedio dei benemeriti varesini
L’iscrizione nel Famedio varesino di Roberto Maroni è avvenuta come Ernesto Bobo Maroni. Non è sfuggito, questa mattina, domenica 25 gennaio, alla cerimonia al cimitero di Giubiano. Ed è stata sottolineata come una svista. L’associazione “Il Bobo”, nata per ricordare l’ex governatore e ex ministro, in un contributo firmato da Marco Pinti, già segretario cittadino e consigliere comunale della Lega, lo celebra (anche) come Ernesto Bobo Maroni ma “boccia” il sindaco Davide Galimberti per lo svarione nel Famedio dei benemeriti varesini, chiedendo pubbliche scuse.
Ecco che cosa ha scritto Pinti: «Roberto “Ernesto” Maroni. Ernesto, come Ernesto Guevara della Serna, detto Che, per via dell’intercalare che infilava in ogni frase. Quello stesso Che Guevara di cui il “Nostro” leggeva i “Diari della motocicletta” dai microfoni di Radio Varese. Un segno, una coincidenza, un gioco del destino? Di certo la testimonianza di come l’eresia autonomista si nutra da sempre in modo onnivoro e destabilizzante, troppo viva per ridursi allo schema della piatta segnaletica di destra e sinistra».
«Ernesto come il “Cairoli”, il Liceo dove Bobo si aggirava con un eskimo innocente. Ernesto, come Hemingway, lo scrittore dal tratto rude e definitivo, ironico e laterale, piombato sulla letteratura italiana come un asteroide di un altro pianeta. L’America che anticipa il “beat”, il “soul”, per trovare forma e compimento in “Bruce Springsteen”: l’Hemingway del rock, tanto caro al Bobo» scrive ancora Pinti.
«Ernesto come il titolo di un’opera teatrale di Oscar Wilde: “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, dove il gioco lessicale nasce dalla circostanza che in inglese “Ernesto” suona allo stesso modo di “earnest” – “onesto”. Una commedia degli equivoci che aveva lo scopo di smascherare le formalità ipocrite della società vittoriana, ma che oggi possiamo benissimo adattare alla Varese del nostro Bobo».
«Accade infatti che, nello scoprire la targa dedicata a Maroni nel Famedio dei cittadini illustri, il pubblico presente sia rimasto sbigottito nel non leggere “Roberto”, ma il secondo nome promosso in prima posizione. Ernesto “Bobo” Maroni. Un madornale errore del sindaco: da seppellirsi di vergogna, per restare in tema».
«Eppure noi, che da Bobo abbiamo imparato a trasformare gli accidenti in qualcosa di migliore, attendiamo con fiducia una nota di scuse pubbliche che sia proporzionale alla figuraccia dell’Amministrazione. Nel frattempo, ce la ridiamo sotto i baffi, come faceva Roberto quando qualcuno gli chiedeva conto di quel secondo nome».
«Qualche volta raccontava anche da dove gli venisse: sempre una storia diversa... ».
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