IL COMPLEANNO
Miura, l'auto che inventò il futuro
La fuoriserie compie sessant'anni
C’è un preciso momento in cui l’automobile smette di essere soltanto un mezzo di trasporto e diventa una icona culturale. In casa Lamborghini, quel momento ha un nome, Miura, e compie quest’anno sessant’anni. Siamo nel novembre 1965 al Salone di Torino quando tutto ha inizio. Gli sguardi dei presenti sono rivolti a un telaio. Sì, è proprio così, non a una vettura, ma a quello che potrebbe definirsi all’apparenza un semplicissimo telaio. Ma non lo è. È un progetto più audace, si tratta di un telaio nero satinato, ruvido, esposto così, senza filtri. È lo scheletro di quella che poi sboccerà nella prima supercar - come la intendiamo noi oggi - mai esistita, la Miura.
Un anno dopo, il 10 marzo 1966, al Salone di Ginevra fa il suo debutto la Lamborghini Miura. Il nome stesso inaugura la nomenclatura del brand legata alla tauromachia: per questa nuova creatura Lamborghini sceglie la razza spagnola di tori da combattimento allevati da Don Eduardo Miura Fernández. Da Miura in poi questa scelta verrà portata avanti anche con altre vetture, come Espada, Islero e poi Murciélago.
Ma la prima cosa a colpire tutti è la silhouette sinuosa disegnata da Marcello Gandini per la Carrozzeria Bertone: alta appena 105 centimetri, fari anteriori contornati dalle celebri "ciglia" ispirate a quelli della Fiat 850 Spider, e dalle prese d’aria laterali che servono per raffreddare il motore ma che in realtà contribuiscono a creare una delle linee più riconoscibili della storia dell’automobile. Sotto il cofano batte, per la prima volta su un’auto stradale, la configurazione del motore V12 da 3.929 cc. in posizione centrale posteriore trasversale. Un motore che è in grado di erogare fino a 385 CV che rende la Miura, all’epoca, l’auto di serie più veloce al mondo, grazie ad una velocità massima di 290 km/h.
Dal 1966 al 1973 vengono realizzate 763 unità, con un solo prototipo ufficiale prima dell’avvio della produzione in serie: pochissimi esemplari, tutti preziosi tanto che oggi ogni Miura originale è un oggetto da collezione di valore incalcolabile. Una vettura dalla bellezza magnetica che ha conquistato subito i cuori di chi poteva permettersela e di chi, molti di più, poteva solo sognarla. Amata anche dal grande schermo tanto che compare in diverse pellicole come in The Italian Job ricordato soprattutto per la celebre sequenza iniziale in cui una Miura arancione percorre le curve alpine sulle note di On Days Like These di Matt Monro.
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