IL CASO
Molestato dal suo capo e sospeso
L’altra faccia dei ricatti sessuali al lavoro. Presentata denuncia. L’azienda a Varese
Un no è un no. La pubblicità contro la violenza di genere è nota. A pronunciare no, capita in questa storia drammaticamente vera, che sia un uomo poco più che quarantenne che lavora – anzi lavorava – in una azienda a Nord del capoluogo. E non ha detto no agli approcci sessuali di una collega o della responsabile del suo reparto, ma ha bloccato le molestie del suo capo, un uomo. Pressioni, richieste: il sopruso, la violenza, può declinarsi in molti modi e avere autori insospettabili.
NON BASTA DIRE NO
Il lavoratore si è ribellato ed è stato sospeso. Quando ha rifiutato per l’ennesima volta la pressione del superiore, ribadendo che è «eterosessuale» e ha «figli», ha ricevuto una lettera dall’agenzia di lavoro interinale cui si era rivolto.
LA LETTERA
Una “comunicazione di interruzione della missione”, questi i termini che vengono usati, “per ragioni organizzative e produttive”. La lettera continua dicendo di non presentarsi più “sul luogo di lavoro da oggi” ma viene anche specificato che il lavoratore avrebbe ricevuto la retribuzione fino alla scadenza del contratto. Le molestie in ufficio o in fabbrica si denunciano sempre troppo poco, a maggior ragione se si lavora “a tempo”, di solito chi le subisce (le donne) temono di perdere il posto o faticano a denunciare. Qualcosa sta però cambiando. Di certo non si è arreso questo operaio che si è rivolto ai sindacati (alla Cgil) e quindi a un legale.
IL SILENZIO NON PAGA
«Abbiamo contestato integralmente il provvedimento di sospensione dalla missione», cioè dal lavoro, spiega l’avvocato Marzia Giovannini, esperta in diritto antidisciminatorio e presidente di Eos Varese (il centro antiviolenza per le donne).
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