DOPO LA TRAGEDIA
«Qui grandi sforzi per una detenzione umana»
L’intervento della Camera penale dopo il suicidio in cella di un detenuto nel carcere di Busto Arsizio

È stata già dissequestrata la salma del detenuto sessantunenne che mercoledì 27 agosto si è impiccato in cella nel carcere di Busto Arsizio. Il pubblico ministero Roberto Bonfanti non ritiene ci siano cause da approfondire dietro il cinquantottesimo suicidio carcerario, a livello nazionale, dal primo gennaio.
GREMITI MA SOLI
L’uomo era rinchiuso da ferragosto con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, l’avvocato Sandro Cannalire proprio mercoledì aveva depositato il ricorso al tribunale del riesame ma l’indagato non ha avuto la forza di combattere per dimostrare la sua innocenza. Nessuno, in via per Cassano, ha percepito il suo malessere, non bastano le risorse a disposizione per monitorare 423 reclusi sui 211 che la struttura dovrebbe ospitare e le tragedie si consumano quasi in silenzio. La camera penale di Busto Arsizio ha però uno sguardo meno severo sulle condizioni della casa circondariale: «A fine giugno e il 5 agosto abbiamo effettuato due visite all’interno. In quella di ventidue giorni fa sono state visitate tutte le sezioni, ispezionate le celle, raccolto le testimonianze dei detenuti e del personale della polizia penitenziaria. La sensazione che ne è emersa è quella di trovarsi di fronte a un carcere nel quale, con i limiti strutturali dai quali è impossibile prescindere molto è stato fatto per perseguire la finalità costituzionale della pena», riconosce il presidente della sezione bustese dell’Ucpi Tiberio Massironi.
STATO SCONFITTO
Il penalista comunque avverte: «Nessuno sforzo potrà mai essere sostituito da interventi normativi che oggi più che mai non solo appaiono urgenti ma non più derogabili. Quando una persona muore in carcere, questa è prima di tutto un fallimento dello Stato». Il sottosegretario al ministero della Giustizia, Andrea Delmastro delle Vedove, intanto, ribadisce la posizione del Governo: «In primavera si inizieranno a vedere i primi padiglioni del piano carceri, finanziato con 750 milioni, attraverso i quali recupereremo i diecimila posti detentivi che mancano da cinquant’anni in Italia. Mai più svuotacarceri», ha commentato proprio mercoledì uscendo dal penitenziario di Catanzaro. «Non c’è spazio per uno svuotacarceri per la sicurezza del Paese e per quanto dobbiamo alle vittime dei reati. Faremo un piano carceri con la nomina di un commissario straordinario all’edilizia penitenziaria per attuare velocemente queste misure e per avere carceri più umane». Il sovraffollamento degli istituti cresce in misura direttamente proporzionale alla carenza di organico della polizia penitenziaria. Ma Delmastro è tranquillo: «Si sta svolgendo il 185esimo corso allievi con 2.568 posti. Ho già firmato un bando per 649 allievi agenti. Lo Stato non arretra più in termini di sicurezza».
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