ARRESTATO
Nella Porsche rubata la pistola clandestina
L’albanese aspettava la famiglia in aeroporto
C’erano forti sospetti attorno a lui, la polizia da qualche settimana aveva puntato l’attenzione sui suoi movimenti soprattutto perché girava al volante di una Porsche Cayenne rubata. Perché quell’albanese interessasse tanto agli investigatori non è dato sapere, di certo c’è solo che ora è in carcere con l’accusa di porto abusivo d’armi: in macchina aveva infatti una pistola clandestina con la matricola abrasa. L’arresto, disposto dal pubblico ministero Susanna Molteni, risale a domenica, nei prossimi giorni l’indagato sarà interrogato dal gip Stefano Colombo.
Il volto non mente
Non sembrano esserci dubbi sul fatto che l’albanese rivesta un ruolo delinquenziale di rilievo, per il furto - anzi ricettazione - di una Porsche gli agenti non si sarebbero mossi con tanta pervicacia. L’uomo infatti era stato già avvistato il 24 aprile a Malpensa: in aeroporto c’era andato per accompagnare la moglie e la figlia, in partenza per l’Azerbaijan. Il rientro era previsto per domenica e la polizia di frontiera, puntando sul fatto che sarebbe tornato lui ad accoglierle, ha predisposto tutte le misure idonee a individuarlo subito per sottoporlo a un’accurata perquisizione. A fornire la certezza che fosse proprio lui il soggetto da fermare è stato il sistema Sari, lo strumento di riconoscimento facciale che permette l’identificazione attraverso i dati biometrici facciali e gli algoritmi del software.
Ispezione di fino
Una volta bloccato per controlli, gli agenti della Polaria hanno deciso di dare uno sguardo alla Cayenne, perché erano certi che qualcosa avrebbero trovato. E infatti l’uomo nascondeva un’arma che ora andrà alla polizia scientifica per gli accertamenti balistici. Fondamentale è capire se la pistola sia stata utilizzata per compiere altri reati, quindi se abbia sparato, dove ed eventualmente a chi, oppure se sia stata rubata.
L’optimum sarebbe scoprire da chi l’abbia avuta ma è impensabile solo l’idea che l’albanese decida di collaborare con l’autorità giudiziaria. Intanto l’indagato - che a quanto pare da tempo vive in zona - è rinchiuso nella casa circondariale di Busto Arsizio in attesa di incontrare il suo avvocato.
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