MUSICA
Neri per caso: 35 anni di successi e una sola voce (anzi sei)
Il gruppo sarà l’headliner del Solevoci A Cappella Festival. Dai successi di Sanremo al GialappaShow: la nuova giovinezza
Il gruppo grazie al quale l’Italia ha cambiato il modo di ascoltare la musica a cappella sarà la punta di diamante del Solevoci A Cappella Festival, che torna come da tradizione a Varese. Domenica 3 maggio alle 20.30 sul palco del Teatro di Varese Intred arrivano infatti i Neri per Caso, il poliedrico sestetto vocale originario di Salerno capace di ricreare con le soli voci un’intera orchestra. Unendo l’abilità canora al coinvolgimento del pubblico.
«Conosciamo il festival Solevoci da tanti anni – spiega Ciro Caravano, che dei Neri per Caso è fondatore e in qualche modo luogotenente –. Io sono stato coinvolto nell’associazione anche come docente. Vi abbiamo già cantato, quindi sappiamo la tradizione che ha questo festival. Sappiamo che è molto importante non solo per la città. Quindi per noi è come rinnovare un grande piacere e un grande onore: quello di essere headliner di questa edizione. Certo, c’è anche una bella responsabilità, quindi vorrà dire che dovremo stare ancora più attenti. Ma avremo modo di divertirci di più, perché saremo tra compagni di viaggio: sono tutte formazioni vocali e persone particolarmente appassionate alla musica a cappella, come noi». Il concerto prevede sia brani originali sia numerose cover, marchio di fabbrica del gruppo. D’altronde, «Nel mondo a cappella le cover sono sempre un must». I Neri per Caso sono oggi formati, oltre che da Ciro, dai suoi cugini Gonzalo e Mimì Caravano, Mario Crescenzo, Massimo de Divitiis e Daniele Blaquier. Una compagine ben assortita, con ruoli interni al contempo fluidi e ben delineati: «Le idee le proponiamo tutti – dicono – ma poi chi sviluppa effettivamente il lavoro alle prove è Ciro, la “mente” del gruppo, che si occupa degli arrangiamenti e di trasformare a cappella tutto quello che noi gli proponiamo, o almeno parte, perché c’è sempre quello che si può e che non si può fare, o che è meglio fare o non fare. Ci sono delle idee che buttiamo giù e poi cerchiamo di realizzare quelle migliori». Non avendo paura di litigare, cosa che fanno tuttora. Perché «altrimenti non saremmo qui». Giunto quest’anno ai 35 anni di attività, il gruppo salernitano ha raggiunto il successo nel 1995 con la vittoria a Sanremo grazie al brano Le ragazze. Da allora tantissime collaborazioni, tra cui quelle con Jovanotti, Claudio Baglioni, Lucio Dalla, Mango, Ornella Vanoni, Loredana Bertè, Mario Biondi, Samuele Bersani, Gino Paoli, Elio e Le Storie Tese e Massimo Ranieri. «Ci sono state talmente tante trasformazioni che è difficile riassumerle in poche righe. Da un gruppo di ragazzi con un piccolo sogno siamo diventati un gruppo di professionisti, o forse signori, che continuano a divertirsi facendo questo lavoro. Alla fine, il punto fermo è la passione, pur coniugata in modo diverso». La capacità di trasformarsi è del resto una prerogativa, e la consolidata presenza come protagonisti dei momenti musicali all’interno del GialappaShow l’ha confermato: «Da fan ci aspettavamo che il programma si riposizionasse ad alti livelli. Quello che non ci aspettavamo era la risposta positiva del pubblico, soprattutto di quello un po’ più giovane che ora ci ascolta e ci sostiene anche ai concerti. Spesso ci capita che ci chiedano brani che abbiamo cantato in trasmissione. Questa è stata la cosa che ci ha reso più felici. Poi è super stimolante, perché ogni settimana ci sono ospiti nuovi con cui interagire e grazie anche alle idee del direttore artistico Vittorio Cosma sviluppiamo sempre nuove proposte». Il rapporto con il proprio strumento è strettissimo, sia dal punto di vista tecnico sia affettivo: «Molti vedono la musica a cappella come un vezzo. In realtà, al di là del dire che la voce è lo strumento principale, c’è che le voci rendono molto più chiara l’armonia delle varie parti di una composizione. Le percepisce anche l’ascoltatore meno avvezzo, quello che non riuscirebbe a distinguere la differenza tra i vari strumenti. La voce continua a essere lo strumento principale per trasmettere emozioni, e moltiplicato per il numero di voci di un gruppo vocale, il risultato è la somma di una scelta ben precisa».
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