AUTOLAGHI
«O mi pagano la casa o qui non entrano»
Via Passo Resia: Adriano Casali pronto alla nuova battaglia
«Io non ho ricevuto ancora niente. Una cosa è certa: se mi indennizzano in maniera equa sono pronto anche ad andarmene, altrimenti nella mia proprietà non entra più nessuno e scoppia un bubbone come negli Anni Novanta». Mentre ieri sera era attesa la chiusura del casello di Gallarate necessaria per consentire la posa dei pannelli anti-rumore lungo la A8 in direzione Milano, a poche centinaia di metri a nord a parlare è Adriano Casali. Un veterano della forzata convivenza con l’autostrada.
Gli espropri subiti
La sua casa in via Passo Resia è così vicina alla barriera gallaratese che quando ha comprato l’auto ha dovuto considerarne con la massima attenzione la larghezza perché tra la corsia che lo lambisce e il suo davanzale ci sono non più di 2 metri e 33 centimetri. Di espropri, mano a mano che l’autostrada più antica d’Italia si ingrandiva, Casali ne ha già subiti tre e alle spalle ha un ricorso alla giustizia per tutelare i propri interessi che risale appunto agli Anni Novanta.
Dal Comune niente
I lavori all’altezza del casello, secondo le stime di Autostrade per l’Italia, dovrebbero durare complessivamente circa otto mesi, contando sia il periodo in cui sarà chiusa la rampa di ingresso in direzione Milano sia il tempo in cui il casello sarà aperto, ma la carreggiata sarà ridotta per consentire agli operai di portare avanti le operazioni in sicurezza. Passati questi otto mesi, Casali ipotizza che il cantiere prosegua verso nord, ovvero verso casa sua. «Tempo fa il Comune mi ha assicurato che avrebbe tutelato i suoi cittadini», dice. «Per ora non ho ricevuto niente e in attesa di indicazioni, io sono pessimista».
Ridotto all’osso
Quello che il gallaratese teme è la possibilità che per installare le nuove barriere, diverse e più moderne rispetto alle precedenti, si debba sfruttare nuovo spazio tra casa sua e il nastro d’asfalto. Spazio che però è già ridotto all’osso. La società autostradale, per quello che riguarda la rampa d’ingresso, ha comunicato che il completamento dell’intervento interesserà soltanto la carreggiata dell’A8, alleviando così l’impatto sulle proprietà dei frontisti.
Il destino dell’abitazione
Il problema di Casali è che finora nessuno si è fatto sentire per rassicurare anche lui circa il destino della sua abitazione, una volta che l’installazione delle barriere avanzerà verso Cavaria. Nel suo caso non si tratta di preservare il giardino. «Se fanno gli scavi la casa diventa inabitabile», fa presente.
Considerando che il cantiere al casello è alle fasi iniziali, il tempo per capire cosa succederà in fondo a via Passo Resia non è moltissimo, ma c’è. «In settimana chiamerò in Comune per avere indicazioni», anticipa Casali. Il rumore, che pure si sente dalle finestre di casa sua, in questo momento per lui è l’ultimo aspetto della questione. A preoccuparlo, per assurdo, sono piuttosto le operazioni di posa delle barriere che quel fracasso dovrebbero mitigarlo. «Per adesso non ho indicazioni, resto in attesa».
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