LA PLURICAMPIONESSA
«Varese, punta sull’imprevedibilità»
Laura Macchi spinge l’OJM verso la sfida con la Virtus: «Non aspettarsi regali sul parquet»
Laura Macchi prova a fare da “Cicerone” per guidare l’Openjobmetis verso la prova senza appello di domenica alla Virtus Arena. L’ex pluricampionessa varesina arrivata anche in WNBA, ora voce di SkySport per il basket di serie A e dell’Eurolega, ha al suo attivo 29 trofei vinti in carriera tra Scudetti, Coppe Italia, Supercoppe ed Eurocup con le maglie di Comense e Schio. Chi meglio di lei può spiegare come si prepara e come si gioca una partita da “dentro o fuori” come quella che Varese si accinge a disputare sul campo dell’Olidata?
«In queste situazioni si deve pensare solo a giocare la miglior partita possibile, facendo leva sulle certezze che una squadra deve avere acquisito in 8 mesi. Può aiutare la settimana extra per preparare l’impegno se si riuscirà a sfruttarla al meglio; magari lo staff in panchina pensa alle combinazioni dei risultati, ma il giocatore in campo no, perché sa benissimo che nelle ultime giornate bisogna fare affidamento solo su sé stessi senza aspettarsi regali».
E al contrario, come si gioca una partita senza più stimoli di classifica come accadrà domenica ad una Virtus già aritmeticamente prima?
«Considerando gli alti e bassi della stagione di Bologna, non credo che faranno calcoli di sorta, ma sfrutteranno l’occasione come rodaggio in vista dei playoff. Certo vincere o perdere non cambia nulla, ma questo darà tranquillità e leggerezza, con l’obiettivo di prepararsi al meglio alle partite che contano».
Le è capitato in carriera di “scegliere” l’avversario come potrebbe fare Bologna?
«Certi allenatori a volte fanno questi calcoli, ricordo Santino Coppa a Priolo. Ma per quel poco che conosco Jakovljevic non credo che farà scelte: anche la partita di domenica sarà utile come test. E da professionista garantisco che non mi è mai capitato di dire o sentir dire “se perdiamo è meglio”».
Al contrario di Bologna, Milano a Trento sarà ancora motivata dalla possiiblità di arrivare seconda. Uno stimolo in più?
«Il piazzamento nella griglia di partenza di un playoff è un concetto al quale viene attribuita importanza da chi sta fuori dal campo più che ai giocatori. Un mio allenatore disse “Anche da ottavo, in qualsiasi playoff devi giocare per battere tutti per vincere lo Scudetto”; per esperienza personale più fatichi sin dai quarti di finale e più acquisti mentalità da vincente preparandoti meglio per le sfide decisive».
Per cui Varese deve concentrarsi solo su sé stessa, come dice spesso Ioannis Kastritis?
«Assolutamente sì: in questa situazione di classifica nella quale serve una vittoria per non dipendere dal risultato di Trento-Milano ci si sono messi con le proprie mani con qualche sconfitta evitabile nell’ultimo minuto. Ma proprio questa imprevedibilità li rende pericolosi, nel bene e nel male».
Pertanto la gara di domenica sfugge ad ogni pronostico?
«Non è detto che ne prenda 30 e non ci sarebbe da stupirsi troppo per una vittoria di 20. Per tutta la stagione si è ripetuto lo stesso copione: difficile fare previsioni, nell’arco dei 40 minuti e della continuità dei risultati, vista l’estemporaneità della squadra. Che però ha già dimostrato, con le vittorie a Milano o in casa contro Brescia e Tortona, di poter competere anche contro le big se riesce a fare bene e a lungo le sue cose».
In sostanza c’è da aspettarsi una partita vera, per vincere la quale Varese dovrà superare la prima della classe sul suo campo?
«Non mi aspetto una Virtus arrendevole col primato già in tasca: perdere in casa l’ultima prima dei playoff non piace a nessuno, i bianconeri giocheranno col coltello tra i denti per arrivare pronti ai quarti di finale. Varese dovrà essere preparata a giocare una partita vera, ma per un giocatore sono quelle più stimolanti. Lo ha detto ieri Dimitris Itoudis (coach dell’Hapoel Tel Aviv, ndr) ai suoi giocatori: “Se non siete pronti a battagliare in una partita dentro o fuori farete meglio a restare a casa”. Certi valori nello sport sono imprescindibili».
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