LA SENTENZA
Omicidio D'Aleo: ergastolo
Massimo della pena per Emanuele Italiano, che è stato anche multato: 300mila euro alla madre dell'ucciso e 100mila euro per ognuno dei cinque fratelli
Nessuno sconto per Emanuele Italiano: ieri la corte d'appello di Milano ha confermato l'ergastolo che gli era stato inflitto in primo grado per l'omicidio di Salvatore D'Aleo. A dire il vero i giudici un "ritocco" alla sentenza della corte d'assise di Busto l'hanno dato: l'imputato è stato condannato a un risarcimento maggiore.
Quindi 300mila euro alla madre della vittima e 100mila euro per ognuno dei cinque fratelli del picciotto che si era pericolosamente avvicinato all'emanazione bustese della cosca dei Rinzivillo.
«Siamo soddisfatti dell'esito del processo e della liquidazione del pretium doloris, la sentenza afferma ancora una volta che non esistono vittime di serie A e vittime di serie B», commenta l'avvocato Domenico Margariti, difensore della famiglia D'Aleo. L'ultimo giorno di vita di D'Aleo fu il 2 ottobre del 2008.
Sulla sua testa pendeva ormai da mesi l'anatema di Rosario Vizzini, l'allora luogotenente del clan gelese stufo delle iniziative estorsive che Salvatore si prendeva senza chiedere il nulla osta ai boss. Insomma, il manovale andava in giro a chiedere il pizzo in proprio, spendendo però il marchio di fabbrica Rinzivillo. Bisognava eliminarlo e il compito venne affidato a Fabio Nicastro (oggi collaboratore di giustizia come Vizzini) e a Italiano che quella sera prelevarono la vittima da un bar per poi dirigersi verso Vizzola Ticino. Lì, stando almeno a quanto ricostruito durante l'istruttoria dibattimentale, Italiano sparò al giovane e poi lo sgozzò. Con Salvatore agonizzante il sessantenne, passò l'arma a Nicastro e gli intimò di
finire il lavoro, e lui premette il grilletto ancora.
«Forse gli feci un favore perché rantolava», dichiarò Nicastro - che di Salvatore era amico di infanzia - durante la deposizione innanzi alla corte d'assise di Busto. I resti dell'eversivo gelese vennero ritrovati solo dopo tre anni, grazie alle confessioni del pentito Vizzini.
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