LA TESTIMONIANZA
Pasqua a Gerusalemme. I missili, i rifugi e la paura
Dalla musicista e scrittrice varesina Lucia D’Anna il racconto di questi giorni terribili. «I bimbi non vanno a scuola»
Il racconto di Lucia D’Anna, la musicista e scrittrice varesina che vive a Gerusalemme.
Negozi chiusi, sbarramenti di metallo all’interno della città vecchia e all’ingresso di tutte le porte. Silenzio quotidiano che si somma a un mese di quasi totale mancanza di rumori che possano richiamare alla vita. Solo suoni d’allarme, portatori di paura. Sirene, esplosioni, intercettazioni, caccia che volano sulle teste. Ramadan non è stato festeggiato, ora neanche la Pasqua cristiana ed ebraica. Vedere pochi frati circondati dalla polizia mentre ripercorrono la via crucis, soli, composti e resilienti. Nella loro semplicità dettata dalla regola di San Francesco non si sono fermati davanti all’ennesima guerra e hanno scelto di camminare comunque per la via Dolorosa. Il cardinale Pizzaballa, fermato la domenica delle Palme, mentre scendeva al Santo Sepolcro con il custode padre Ielpo, ridiscende lo stesso la scalinata. Va verso il luogo sacro per celebrare il Triduo Pasquale, anche se in numero estremamente ridotto. Ritrovato l’accordo con la polizia israeliana all’ultimo momento per poter comunque portare avanti i momenti di preghiera della Settimana Santa.
FACCE STANCHE E PROVATE
Alla fine del venerdì santo una processione delle persone che vivono all’interno della città vecchia. Hanno deciso di raccogliersi lo stesso per replicare il funerale di Cristo, tradizione ricorrente nelle chiese orientali anche se di rito cattolico. Perché queste persone si sono radunate? Non hanno paura? No, la loro fede e la loro presenza in quanto cristiani e minoranza hanno vinto sulla guerra e sulla paura. Nonostante i tentativi di celebrare comunque i momenti legati alla Settimana Santa, le facce che si vedono sono stanche, provate.
I NEGOZI SONO CHIUSI
Manca il lavoro, i negozi sono tutti interamente chiusi all’interno delle mura, i pellegrinaggi sono fermi di nuovo. Nelle famiglie mancano i soldi, manca la speranza verso un futuro migliore. Insegnanti a cui hanno tolto i permessi e vivono ancora nell’incertezza, per chi viene dalla West Bank non si sa se potranno continuare ad insegnare a Gerusalemme est, operai che non lavorano perché i cantieri sono chiusi, negozi di souvenir sempre chiusi, pasticceri, caffè che devono rimanere serrati per questione di sicurezza. In città vecchia i rifugi anti aerei non ci sono e quindi solo i residenti si aggirano.
I VETRI TREMANO
Nelle case i vetri tremano, le pareti vengono scosse dalle esplosioni di questi enormi missili iraniani, di Hezbollah e degli Houthi. Un posto veramente sicuro dove rifugiarsi non c’è, si sceglie solo la camera con meno finestre e più protetta. Ovviamente il momento più pauroso resta quello delle sirene di notte. I bambini non vanno a scuola da più di un mese. Non possono interagire, mancano loro gli amici e le maestre e continuano a chiedere quando potranno tornare tra i banchi. Nessuno sa dar loro una risposta, nelle case piccole della città vecchia manca quasi il fiato con queste famiglie stipate in pochi metri quadrati. Si ricorderanno di questa ennesima guerra? Che cosa resterà nei loro cuori? Sono domande a cui gli adulti preferiscono non pensare.
GLI AMICI E LA FAMIGLIA
È l’ennesimo conflitto non voluto dai civili, a Tel Aviv, nel nord d’Israele e nel sud non si dorme da settimane per i missili. In Cisgiordania continuano a cadere pezzi di razzi intercettati creando danni e anche morti. Quello che spaventa tutti è il non sapere quando questa guerra finirà. Era stata venduta come guerra rapida ma come ben ci insegna la storia le situazioni lampo non hanno mai portato niente di buono. Sentiamo comunque la vicinanza di amici, della famiglia e di Varese, sempre generosa nei confronti della Terra Santa. Un pensiero, una preghiera sono importanti anche in giornate cosi difficili.
CONTINUIAMO A PREGARE
Noi da Gerusalemme continuiamo a pregare nonostante gli impedimenti dovuti dalla situazione e preghiamo in attesa di una pace futura e cerchiamo di non perdere la speranza.
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