L’ESITO DELLE URNE
Pellicini si riprende Luino
Il deputato di FdI sconfigge l’uscente Bianchi: +17%. Affluenza ai minimi: 44,22%
Domenica e ieri c'era il sole sul lago e c'erano anche molti frontalieri a casa per le festività svizzera delle Pentecoste.
Sono mancati, invece, gli elettori: 7.393 su 13.253, ovvero il 46% degli aventi diritto al voto rimasti a casa. O in spiaggia.
Tra questi, infatti, non è improbabile che ci sia un larga fetta di frontalieri, categoria professionale che in città pesa per 2.500 schede circa. L’8% in meno di votanti rispetto alle ultime elezioni è una distanza che non si misura in chilometri ma in disaffezione alla politica anche quando non parla di Roma o di Bruxelles ma della strada sotto casa, del parcheggio dietro l'angolo, del paese in cui si vive ogni giorno. Se le urne di Luino perdono più della metà di quel contenuto che è la partecipazione (chissà che ne penserà Giorgio Gaber da lassù), a uscirne rilanciato da un voto che non ammette discussioni, è Andrea Pellicini, 56 anni, avvocato, deputato di Fratelli d’Italia e già sindaco della città: 2502 preferenze (43,12%) contro quelle dell’uscente Enrico Bianchi, fermo a quota 1524 (26,27%)..
Alle elezioni comunali del 2010, Pellicini era stato eletto sindaco di Luino con il 49,82% dei voti con la lista civica Nuova Frontiera e nel 2015 fu riconfermato col 44,53% dei suffragi. Questa volta ha spodestato l’avversario principale con un vantaggio netto. Come leggere questo dato?
Bianchi non accampa scuse e inquadra la percentuale al ribasso in un dato innanzitutto politico: una disaffezione alla politica che è un paradosso di quelli che avrebbero ispirato Piero Chiara.
«Cinque liste in gara per una città come la nostra - così Bianchi - sono un attestato di varietà della proposta politica che invece ha raccolto poco. Gareggiare sotto la quota del 50% per noi è stato esiziale. Errori nella mia campagna? Forse essere stato titubante, all’inizio, sulla ricandidatura: possibile che sia stata letta come un disimpegno e non come un’analisi dopo un governo della città che meritava riflessioni anche su eventuali nuove forze».
Anche se la partita si è giocata sui numeri delle sezioni del centro città (1,2,3,11,12 e 13), la lista di Marco Massarenti (945 preferenze, pari al 16,29%) le ha dato filo da torcere in collina. La sua roccaforte...
«L’ha dato un po’ a tutti. Ovvio che abbia penalizzato più il centrosinistra su una base di partenza che, per vocazione, qui a Luino è spostata più sul centrodestra. Avremo tempo per analizzare i dati. Comunque sia, già due ore dopo l’apertura delle urne ho telefonato a Andrea per fargli le congratulazioni. Domani pomeriggio (oggi, ndr), alle 17, ci vedremo in Comune per il passaggio di consegne».
Consegne che riportano sul tavolo dell’ufficio del sindaco cantieri in via di chiusura e progetti di cui s’è molto discusso e che ora si capirà meglio quale direzione potranno prendere: l’area ex Ratti.
La sensazione è però che la partita tra Pellicini e Bianchi si sia giocata su altri fronti: nelle zone alte della città, le più popolose, dove forse il tema della viabilità ha pesato sulla scelta: che fosse un voto a favore di Pellicini o un (non) voto per l’astensione, il risultato è che il sindaco uscente è andato sotto in qualche bastione dato per irriducibile.
Come ha spiegato lo stesso Bianchi, che a due ore dall’apertura delle urne aveva già capito la direzione del vento: «Abbiamo tanti cantieri aperti e altri se ne troverà quasi pronti, come l’asilo nido, la nuova amministrazione. Pensare che una sola questione cittadina abbia influenzato il voto mi pare una lettura semplicistica. Però è vero che meno elettori ci sono, più il peso degli scontenti che vanno a votare incide. Di questo devo prendere atto io per primo. Ma c’è tempo per poter valutare con calma tante questioni che si aprono con questa tornata, a cominciare dalla necessità di coinvolgere forze fresche per poter compiere al meglio il nostro compito di oppositori».
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