IL PROCESSO
Pene confermate per i due evasi dai Mogni
Furto e rapina, ribadita la sentenza in abbreviato: 5 anni e due mesi a Ragona, 4 anni e 4 mesi a Nardello
Dopo l’udienza di convalida, di nuovo in videocollegamento dal carcere di Opera i due protagonisti della rocambolesca evasione dai Miogni del 14 febbraio scorso. Ieri, il cinquantenne arcisatese Roberto Nardello e il trentaquattrenne di Cesano Maderno Anthony Ragona, uniti tanto nel tentativo di fuga finito male quanto nella frattura di un piede riportata durante il salto dal muro di cinta, hanno entrambi presenziato al processo davanti alla terza Corte d’Appello di Milano in cui figuravano imputati per il furto di alcuni utensili da giardino avvenuto all’interno della sacrestia della Basilica di San Vittore ad Arcisate il 2 ottobre del 2020 e per la rapina a mano armata messa a segno alla rsa Residence Al Lago Uno di Porto Ceresio tre giorni più tardi.
«La recente evasione è la dimostrazione che gli imputati vogliono continuare a delinquere»: è andato giù duro il sostituto procuratore generale Giulio Benedetti nel corso della requisitoria al termine della quale ha chiesto la conferma della sentenza in abbreviato con cui il gup del Tribunale di Varese Giuseppe Fertitta aveva condannato Ragona a cinque anni e due mesi di carcere e Nardello a quattro anni e quattro mesi. E i giudici di appello gli hanno dato ragione, confermando il verdetto.
ATTI D’APPELLO BOCCIATI
Bocciati gli atti di appello firmati per Nardello dall’avvocato Corrado Viazzo e per il brianzolo Ragona dall’avvocato Simona Varenna. Ma se Viazzo si è limitato a sollecitare la concessione dell’attenuante del concorso anomalo per colui che è stato il palo in entrambi i blitz criminali, la difesa di Ragona ha contestato la disparità di trattamento «nonostante si fosse in presenza di due posizioni identiche». «Premesso che non è un criminale pericoloso, Ragona ha ammesso la rapina, ma al contrario di Nardello non ha mai detto di aver partecipato al furto in sacrestia. Tra l’altro, dalle immagini si vede un uomo di spalle e gli oggetti rubati sono stati poi rivenduti su Internet dall’account della fidanzata di Nardello», ha argomentato l’avvocato Varenna. «Vogliamo parlare della rapina con la pistola giocattolo per 200 euro in marche da bollo, roba da Banda Bassotti? Non avrebbe potuto farla Nardello perché aveva un parente ricoverato nella rsa e rischiava di essere riconosciuto». Infine, il legale ha espresso un rammarico: «Perché fuggire dal carcere pur sapendo che in questa udienza avrei discusso la concessione dei domiciliari? Evidentemente l’evasione è stato gesto d’impulso senza pensare alle conseguenze».
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