NEW YORK
Philip Glass contro Trump, ritira la sua sinfonia dal Kennedy Center
(ANSA) - NEW YORK, 27 GEN - Philip Glass si è unito alla
lunga lista di artisti, musicisti e performer che stanno facendo
un passo indietro rispetto a impegni presi con il Trump Kennedy
Center: il compositore ha ritirato dal cartellone della National
Symphony Orchestra la sua 'Sinfonia n. 15: Lincoln', che avrebbe
dovuto eseguirne in prima mondiale il prossimo giugno.
"La sinfonia è un ritratto di Lincoln, e i valori del Kennedy
Center oggi sono in diretto conflitto con il messaggio della
Sinfonia. Sento l'obbligo di ritirarla dal Kennedy Center sotto
la sua attuale leadership", ha detto il musicista.
Glass, 89 anni alla fine di gennaio, è uno dei compositori
viventi più influenti al mondo. Premiato nel 2018 dal Kennedy
Center, e' considerato un pioniere del minimalismo del ventesimo
secolo, anche se la sua musica spazia da intimi Studi per
pianoforte e lavori da camera a ampie sinfonie e opere
sperimentali e ambiziose come Einstein on the Beach, Satyagraha
e Akhnaten, dedicate a figure storiche.
La Sinfonia dedicata a Lincoln era stata commissionata dal
Kennedy Center e dalla National Symphony Orchestra ed è già
stata oggetto di diversi rinvii: la prima prevista per marzo
2022 era stata posticipata a ottobre 2022 e poi a questa
stagione come perno del programma in occasione dei 250 anni
dell'indipendenza americana. La cancellazione fa seguito a
quella annunciata qualche giorno fa dalla soprano Renée Fleming
che avrebbe dovuto cantare in maggio con la Nso in due
performace di Appalachian Springs di Aaron Copland ma si e'
tirata indietro per "conflitti di calendario".
La Fleming si era dimessa l'anno scorso dal ruolo di
consulente artistica del Kennedy Center dopo che Trump ne aveva
occupato il board nominando consiglieri di amministrazione amici
al posto dei membri democratici. Da allora molti artisti
importanti si sono tirati indietro: tra questi Lin-Manuel
Miranda, Bela Fleck, Issa Rae e l'intera National Opera Company
che si esibiva al Kennedy Center dal 1971. Il tutto in un
contesto di crisi reputazionale del centro che ha coinciso con
un netto calo delle vendite dei biglietti in quello che appare
come un boicottaggio del pubblico, in risposta alla
politicizzazione di un'istituzione tradizionalmente apartitica.
(ANSA).
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