IL CASO
Processo agli attivisti. «Venite a sostenerci»
Il 22 gennaio prima udienza con 22 imputati per la protesta nel bosco di via Curtatone a Gallarate. Lettera con appello
Una settimana esatta. Si aprirà il 22 gennaio prossimo il processo che vede imputate 22 persone tra quelle che nell’estate del 2024 occuparono il bosco di via Curtatone, a Gallarate, per cercare di impedire l’abbattimento degli alberi e l’avvio dei lavori per la realizzazione della nuova scuola per i quartieri di Cascinetta e Cajello. E mentre su di loro pende la richiesta di risarcimento danni avanzata dal Comune per il ritardo provocato al cantiere, con Palazzo Borghi pronto a costituirsi parte civile nel processo, ecco l’apertura del capitolo giudiziario della vicenda e la possibilità di nuove mobilitazioni ambientaliste.
LA CHIAMATA DEGLI ATTIVISTI
È stata una delle imputate, l’ex assessora del Comune di Gallarate Cinzia Colombo – che nelle primissime fasi della protesta del 2024 fu tra coloro che rimasero in mezzo agli alberi prima dell’installazione della recinzione da parte degli operai – a diffondere nella giornata di oggi, giovedì 15 gennaio, una lettera con la quale i manifestanti di via Curtatone invitano «chiunque abbia seguito questa esperienza e chiunque voglia difendere il pianeta dalla devastazione e dallo sfruttamento» a presentarsi giovedì prossimo alle 11 davanti al Tribunale di Busto.
I SASSI CONTRO I CARABINIERI
«Affrontiamo questo processo insieme, portando con convinzione le giuste motivazioni che ci hanno spinto a lottare», hanno scritto le associazioni e i gruppi che a diverso titolo presero parte alla protesta nella loro chiamata ai manifestanti. «In questo percorso abbiamo imparato che gli strumenti legali a disposizione della cittadinanza per contestare politiche ambientali predatorie sono insufficienti. Non inutili, ma da coordinare e rafforzare con azioni concrete che esprimano la reale forza con la quale ci poniamo a difesa dei territori che abitiamo», è un altro passaggio della nota.
La protesta di via Curtatone, cominciata il 5 agosto del 2024, si concluse circa due mesi dopo, il 3 ottobre, con l’allontanamento degli ultimi attivisti del collettivo filo-anarchico dei Tanuki che ancora restavano sulle piattaforme realizzate tra gli alberi per impedire il lavoro delle motoseghe. Furono settimane in cui la tensione crebbe in diverse occasioni, fino a sfociare l’ultimo sabato di agosto nel lancio di sassi contro i carabinieri.
Rimase senza esito invece la segnalazione che nei primissimi giorni di cantiere alcuni ambientalisti presentarono attraverso un avvocato denuncia quelle che consideravano mancanze relative al cantiere stesso.
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