LA STORIA
Quel gattino bagnato e la morte del papà
Tutto ciò che non sapete del gaviratese Gianni Rodari
Se a Omegna non ci fosse stato un gattino rimasto isolato nelle pozzanghere durante un temporale del 1929, forse la produzione letteraria di Gianni Rodari, che tanto ha inciso sulla formazione infantile a livello internazionale, non ci sarebbe stata. Quel giorno, suo padre, accaldato, uscì dal forno dove aveva impastato il pane, attirato dai miagolii, per salvare l’animale. «L’ultima immagine che conservo di lui - scrive nella Grammatica della fantasia- - è quella di un uomo che tenta invano di scaldarsi la schiena contro il suo forno. È fradicio e trema. Morirà dopo sette giorni, di bronco-polmonite. A quei tempi non c’era la penicillina».
I panini abbrustoliti
La morte di quell’uomo, che ogni giorno mentre lavorava pensava ai figli Gianni e Cesare per i quali preparava con grande cura una dozzina di panini di semola doppio zero, molto abbrustoliti, equivalse per la moglie Maddalena Aricocchi, e per loro stessi, al trasferimento a Gavirate, dove abitava la zia Emma, in servizio nella casa del capostazione. E qui lo aspettava l’inizio della parabola che l’avrebbe condotto ad essere lo scrittore che tutti conosciamo.
La profondità intellettuale
Ci sono stati tutti gli elementi perché gradualmente si formasse come un adolescente alla ricerca di una profondità intellettuale che soddisfacesse tutti i suoi perché, ininterrotti. Certo è stato il sedicenne che si è divertito un mondo con gli amici Giuseppe Gerosa, che possedeva la chitarra, Nino Bianchi, il mandolino e lui il violino a suonare nei cortili e nelle osterie. Gesto non apprezzato dalla mamma, ma Gianni voleva conquistarsi la sua indipendenza.
Le doti giornalistiche
C’è un episodio raccontato da Maddalena stessa quando era anziana che permette di comprendere il loro rapporto. Gianni tra il 1947 e 1949, quindi tra i 27 e i 29 anni, fu destinato dai dirigenti del partito comunista, che si erano resi conto delle sue spiccate doti giornalistiche, alla redazione dell’Unità di Milano. Lavoro molto impegnativo che lo tratteneva in città. Fu così che Maddalena, considerato il lungo periodo di tempo in cui non vedeva il figlio, decise di raggiungerlo.
Il figlio della serva
Lei, poco avvezza alla città, abituata a lavori pesanti a servizio di signori (“Il figlio della serva”, era la firma di Gianni adolescente in alcune novelle scritte sul settimanale cattolico varesino “Luce”), si armò di coraggio e raggiunse la meta.
Fu accolta con una festosità inattesa dai colleghi del figlio e dallo stesso direttore, Davide Layolo, quando spiegò i motivi della visita. L’ultimo ad arrivare fu lui. Perché sapeva e immaginava i rimbrotti. Quella pausa felice rallegrò tutti e lei tornò a Gavirate con la soddisfazione scritta in fronte.
La mente aperta
C’è uno scritto di Gianni rivolto a sua figlia Paola, che ci fa comprendere la sua mente aperta: Il gioco di fare da sola/è quello che più ti tenta/già non vuoi che ti tenga la mano/ogni giorno vai più lontano/per questo sono così pronto/a dirti sempre di sì/per ripagarmi fin d’ora/dei no che mi dovrai dire/per essere giusta con te stessa..
Gavirate per Gianni fu luogo di amicizie mai recise: quando si sapeva che arrivava il ritrovo era alla Casa del Popolo. «Le ultime volte che venne a Gavirate, prima di morire il 14 aprile 1980, soffriva - ricordò la moglie Maria Teresa Ferretti - Molti dei suoi amici mancavano all’appello».
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