LA SENTENZA
«Risarcite la famiglia di Laura Prati»
La cassazione dà torto all’Inail: «Copertura anche per il sindaco»
Laura Prati è ancora capace di incidere sulla tutela di chi presta la sua opera per una società più equa e sui doveri dello Stato a garanzia della sua popolazione. A tredici anni dall’omicidio dell’allora primo cittadino, la corte di cassazione ha affermato il principio di diritto che farà giurisprudenza: «Il sindaco non rientra tra le categorie di lavoratori tutelati ai sensi del testo unico 1124 del 1965. Tuttavia, al lavoratore in aspettativa non retribuita, perché chiamato a svolgere la carica elettiva di sindaco di un Comune, è garantita, per l’intera durata del mandato, la tutela assicurativa obbligatoria».
Pietra miliare
L’Inail deve quindi riconoscere la rendita ai superstiti, ossia al marito del sindaco e ai suoi figli. È stato necessario un tortuoso iter processuale per arrivarci, ma gli avvocati Giacomo Mastrorosa e Margherita Campiotti hanno vinto la battaglia. Certo, non è da escludere che l’Istituto nazionale infortunistico faccia opposizione, «ma la cassazione ha comunque stabilito un principio di diritto epocale e rivoluzionario», spiegano i legali, «e questo risultato è merito di tutto lo studio, del patronato e di chi ci ha creduto fino in fondo». Finora al sindaco veniva attribuito un mero ruolo politico, era quindi una figura priva di copertura Inail.
Uccisa in servizio
Ma i giudici della sezione lavoro della suprema corte lo scorso 26 febbraio hanno sancito che che se un lavoratore dipendente è in aspettativa per incarichi elettorali ed elettivi dovrà essere l’ente pubblico, in questo caso il Comune di Cardano, a farsi carico degli oneri previdenziali, contributivi e assistenziali. Che è poi ciò che aveva affermato il giudice del lavoro del tribunale di Busto Arsizio Francesca La Russa. Fu un dipendente pubblico, Giuseppe Pegoraro, a sparare a Laura Prati la mattina del 2 luglio 2013. Vigile urbano finito a processo per peculato, riteneva Prati (e la sua giunta) responsabile delle sue vicende giudiziarie e disciplinari e della retrocessione da una posizione di comando a quella di subordinato. «Ora ho regolato i conti», disse dopo aver aperto il fuoco anche contro il vice sindaco Costantino Iametti, la sede della Cgil, i poliziotti del commissariato di Gallarate. Laura morì il 22 luglio nell’ospedale di Varese, dove era stata trasferita dopo il ricovero a Gallarate.
La difesa
Pegoraro sta scontando l’ergastolo. L’avvocato Maria Grazia Senaldi ha sempre sostenuto che la responsabilità del decesso non fosse strettamente ascrivibile all’ex vigile urbano. Lo faceva sulla base di indicatori clinici: Prati aveva una malformazione artero-venosa. Dopo l’intervento all’ospedale di Gallarate ebbe un’emorragia cerebrale. Se questi due eventi non si fossero verificati, a parere della difesa il capo della giunta del Pd non sarebbe morto.
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