L’AUSPICIO
I libri da riscoprire nell’era dei social
Addormentarsi con un romanzo invece che con lo smartphone: la nuova (difficile) strada da insegnare ai giovani
E se il futuro fosse nei libri? E se la riscoperta di racconti, romanzi, classici e saggi diventasse la svolta per indicare una nuova strada ai giovani inghiottiti da tecnologia e digitale? Un sogno, un’utopia. Ma vale la pena provarci. Magari prendendo spunto da ciò che è emerso dalla mattinata varesina di mercoledì, a Villa Recalcati, dove il prefetto Salvatore Pasquariello ha rimarcato come l’educazione non debba essere “cosa privata, ma collettiva” richiamando la necessità di uno sforzo corale da parte di tutte le componenti della società dedite alla crescita dei ragazzi. Pasquariello ha parlato di «coordinamento tra genitori» nell’imporre ai propri figli delle regole sane: «Se un ragazzo sa che anche mamma e papà dei compagni di classe hanno vietato di portare lo smartphone a letto dopo cena – il suo esempio -, è più disposto a osservare la regola. Non chatterà, eviterà il rischio di incontrare adescatori in rete, riposerà meglio». Tutto vero. E noi ci permettiamo di aggiungere un pezzo: sostituire lo smartphone con un libro.
I numeri
Oggi i ragazzi che si addormentano leggendo un libro sono la minoranza, i numeri del report Istat del dicembre scorso lo certificano: solo il 22% dei giovani italiani legge più di sei volumi l’anno, quasi un quarto non ne sfoglia neppure uno. E se nella preadolescenza la passione per la lettura conquista una discreta fetta di seguaci, nell’adolescenza i numeri crollano. In compenso il 70% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni gioca regolarmente ai videogiochi (ricerca dell’Università di Pavia).
L’esempio
Quindi? Come tentare di invertire la tendenza? Con l’esempio, partendo da noi. Se marito e moglie dopo cena si siedono sul divano a leggere un libro sarà più facile che i figli ne traggano spunto per farlo a loro volta. Perché bambini e ragazzi scrutano, osservano, assorbono ciò che chi li ha messi al mondo fa, più di quanto si pensi. Vari studi lo dimostrano, ma basterebbe l’esperienza personale: l’immersione nella lettura rilassa, allontana stress e frenesie, ripulisce la mente, rasserena; potenzia la memoria e il pensiero critico, arricchisce il vocabolario e le capacità comunicative; consente di esplorare vecchi e nuovi mondi attraverso i “poteri magici” dei testi. Insomma, rende migliori. Abbiamo iniziato a diventare schizofrenici quando hanno dotato le tv di telecomando (Fantozzi docet: 380 canali in 26 secondi), abbiamo aggravato la situazione con internet e social finendo imprigionati nello scrolling. Che bello sarebbe darci un taglio. E tornare ai libri. Un sogno, probabilmente un’utopia. Ma perché non provarci?
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