IN BICICLETTA
«Salvare le piste del Campo dei Fiori»: 1.500 firme
Online la petizione per non smantellare la Cubana e la Brasiliana
«Vogliamo una soluzione, non una distruzione». Parte da questa semplice frase la raccolta firme online aperta sul portale Change.org, che in pochi giorni è già a circa 1.500 sottoscrizioni. L’obiettivo? Preservare la Cubana e la Brasiliana, ossia i tracciati per mountain bike presenti sul territorio del Parco del Campo dei Fiori che, come annunciato pochi giorni fa da Prealpina, saranno smantellati perché non autorizzati dall’ente.
«Raccogliamo firme per dimostrare il valore che tali tracciati hanno per la comunità - scrivono i promotori -. Questi sentieri rappresentano tracciati storici e ampiamente conosciuti dalla comunità mtb, frequentati da appassionati provenienti anche da altre regioni. Non si tratta soltanto di linee nel bosco, ma di itinerari che nel tempo hanno assunto un valore sportivo, tecnico e sociale».
Per questo, si legge ancora nella petizione, «è importante considerare che questi tracciati sono utilizzati quasi esclusivamente in discesa e con logiche tipiche della mountain bike - aggiungono -. La fruizione pedonale (specie con cani al guinzaglio) può risultare non solo inappropriata, ma potenzialmente più pericolosa proprio per le caratteristiche del percorso».
Le piste nel bosco vengono viste come una sorta di “oasi”, dal momento che «molti ciclisti vivono già una crescente difficoltà nella convivenza su strada» e ora viene anche «limitata o demonizzata anche la pratica nei boschi viene percepito come un ulteriore segnale di esclusione verso uno sport sano, diffuso e con ricadute positive sul territorio».
Eppure, «in numerose aree collinari e montane di Lombardia e Piemonte si stanno sviluppando approcci orientati alla regolamentazione intelligente, alla convivenza tra utenti e alla valorizzazione del turismo outdoor, con benefici concreti anche per l’economia locale».
Da qui, la decisione di lanciare questa raccolta firme che «non ha lo scopo di contestare regole o esigenze di tutela ambientale, ma di aprire un dialogo costruttivo con la comunità ciclistica, volto a valutare soluzioni equilibrate: mappature, regolamentazione, segnaletica dedicata, eventuali autorizzazioni o adeguamenti - concludono -. Lo sport e la frequentazione responsabile del territorio possono rappresentare una risorsa, non necessariamente un problema».
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