ROMA
Salvatore Borsellino, i mafiosi voteranno sì al referendum
(ANSA) - ROMA, 12 MAR - "Il timore di mio fratello Paolo era
che venisse alterata l'indipendenza della magistratura: pensava
che una separazione delle carriere avrebbe potuto portare i
magistrati sotto l'influenza del potere politico e questo per
lui era un pericolo da scongiurare. È giusto dire che i mafiosi
votano per una delle due parti, perché sicuramente sono ben
contenti di qualcosa che diminuisca il potere della
magistratura, e ha fatto benissimo Gratteri a dire quello che ha
detto. Mafiosi e massoni voteranno sicuramente a favore della
riforma". Queste le parole di Salvatore Borsellino, fratello di
Paolo, su Radio Cusano, nel corso del programma "Battitori
Liberi".
"Chiamare in causa Falcone e Borsellino, due magistrati
uccisi affinché non parlassero, è un'oscenità. Definire oggi
quei magistrati come un plotone di esecuzione come ha fatto il
capo di gabinetto del ministro della Giustizia fa rivoltare le
viscere. Falcone si riferiva alla separazione delle funzioni e
non delle carriere. Sono i magistrati che sono finiti sotto il
plotone di esecuzione. Questa riforma è un golpe, un attentato
alla nostra Costituzione, non un referendum, per questo mi sono
schierato apertamente per il No", ha proseguito Borsellino. "Il
Parlamento italiano ormai è privato delle sue funzioni, ha perso
potere, dovrebbe rappresentare il potere legislativo, ma si va
avanti a decreti legge e voti di fiducia. Le carriere sono già
ampiamente separate dalla riforma Cartabia".
"Con la riforma non si separano le carriere, ma si smembra il
CSM. Questa cosiddetta alta corte disciplinare è un vero e
proprio tribunale speciale che è espressamente proibito dalla
Costituzione", ha concluso Borsellino.
"I mafiosi voteranno sì, loro hanno ucciso i magistrati e non
lo hanno fatto per i loro interessi, ma come mano armata dei
pezzi deviati dello Stato. Nella mia lettera scritta nel 2007
intitolata "19 luglio 1992, Una strage di Stato", scrissi di
Stato perché mi ero reso conto che non era stata una strage di
mafia, ma soprattutto una strage di Stato. Erano mani di un
carabiniere appartenente al Ros quelle che hanno sottratto dalla
macchina di Paolo ancora in fiamme quella borsa, l'hanno portata
via e ancora a 34 anni di distanza non si sa dove sia finita
l'agenda. Ma io so bene che è finita nelle mani dei servizi".
(ANSA).
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