IL PROCESSO
Samarate, ruba 100mila euro all’Oscar
Il compositore Nicola Piovani truffato con la tecnica phishing. Alla sbarra un venticinquenne che nel 2015 avrebbe alleggerito il conto del pianista premiato per ”La vita è bella”
Vinse il premio Oscar nel 1999 per la colonna sonora del film “La vita è bella”. L’uomo che nel 2015 gli alleggerì il conto bancario aveva appena tre anni quando Nicola Piovani alzava la statuetta d’oro al cielo. Ora ne ha venticinque ed è a processo per l’attacco phishing al pianista romano: usando una tecnica di ingegneria sociale, il giovane hacker riuscì a sottrarre 100mila euro al compositore che ha incantato Hollywood.
Ieri mattina, giovedì 20 gennaio, l’udienza davanti al giudice Nicoletta Guerrero per ascoltare uno dei testimoni citati dal pubblico ministero d’udienza Laura Martello, un operante di Roma. Avrebbe dovuto deporre Piovani, ma era impegnato con un concerto e quindi verrà sentito la prossima volta.
L’indagine sul samaratese - che è difeso dagli avvocati Marco Brunoldi e Carla Guembes - era partita dalla Dda di Milano, competente per i reati informatici, dalla denuncia del musicista, ma dopo l’udienza preliminare il fascicolo venne trasmesso al tribunale di Busto per competenza territoriale.
A parere degli investigatori il venticinquenne avrebbe agganciato il premio Oscar con una finta mail, attraverso la quale sarebbe riuscito ad acquisire le credenziali di accesso al conto corrente online di Piovani. Dopo di che avrebbe trasferito i 100mila euro tramite dodici bonifici di diverso valore sul suo conto, aperto nella filiale samaratese della Cassa di risparmio di Parma e Piacenza.
L’hacker avrebbe poi utilizzato una carta di credito per spostare i soldi in Romania, con pagamenti a una società di Oradea, operante nel settore dei cereali. Un’operazione conclusa tra il 3 e il 4 marzo del 2015, ma a parere degli avvocati Guembes e Brunoldi il ragazzo non è un pirata informatico, bensì la vittima di circostanze sfavorevoli.
Nei giorni precedenti al fatto aveva perso - o forse gli era stato addirittura rubato - il portafogli con documenti e carte di debito e credito.
All’epoca aveva diciannove anni, nessuna esperienza pratica ed enormi problemi in famiglia: la madre, dopo anni di maltrattamenti subiti dal marito, se ne era andata abbandonando il figlio quando ancora era minore (la donna tre anni fa venne condannata dal giudice del tribunale di Busto Arsizio, Marco Montanari). Insomma, non pensò di denunciare lo smarrimento e di bloccare la ricaricabile, sui cui aveva depositato 5 euro. Fu l’istituto di credito ad accorgersi dell’impennata anomala di denaro, ventimila volte superiore alla base di partenza. Così il samaratese si rivolse ai carabinieri il 5 marzo, a truffa avvenuta.
«È emerso che le operazioni di phishing erano state effettuate da un rumeno che non ha mai avuto contatti con il nostro assistito. Si ritrova a processo per un reato che non ha commesso, era molto giovane e angosciato da altri problemi, non si sarebbe mai avventurato in una truffa così complessa», assicurano i legali. Si torna in aula il mese prossimo.
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