DOPO L’ARRIVO A ROMA
Sciatori afghani, tutta la provincia in pista
Gara di umanità per aiutare i 29 atleti salvati dal manager Baratelli
Fuori e dentro il paese è una mobilitazione generale per aiutare i 29 sciatori afghani scampati ai talebani, atterrati lunedì 23 agosto, a Roma, stravolti ma salvi grazie all’interessamento del manager 53enne di Buguggiate Roberto Baratelli (22 sono in Italia, 7 sono già in Francia). Un’operazione che ha dell’incredibile e sembra essere il soggetto di un film.
Il gesto è partito da un singolo, ma subito ha coinvolto una rete di altri viaggiatori, istituzioni e attivisti a livello internazionale. E ora che il risultato più grande è stato raggiunto, nonostante il dolore per aver lasciato alle spalle un Paese in fiamme, è il momento della solidarietà. Dalla Valbossa fioccano le offerte di aiuto, sull’onda dell’appello lanciato da un gruppo di amici che condividono esperienze di volontariato. In queste ore continuano ad arrivare telefonate da parte di aziende, persone singole e altre associazioni che chiedono come potersi rendere utili: c’è chi mette a disposizione arredi, chi vestiti o generi di prima necessità per i bambini e i loro genitori.
Il gruppo ora si trova ancora a Roma, dove dovrà trascorrere la quarantena, poi sarà il tempo delle richieste per lo status di rifugiati e in quel caso gli Afghani potranno indicare di avere un luogo in cui stare, appunto l’abitazione messa a disposizione dalla famiglia Baratelli. Passeranno dunque delle settimane: nel frattempo Comune, parrocchia e Protezione civile di Buguggiate si stanno mobilitando. Ieri nel tardo pomeriggio c’è stata una riunione fra tutti gli enti coinvolti per capire come muoversi.
«Il gesto compiuto per aiutare queste persone è stato bellissimo, una cosa splendida - commenta don Cesare Zuccato, parroco della Comunità pastorale Maria, Madre della speranza -. Ora dobbiamo capire in pratica come muoverci, oltre tutto il lato mediatico, anche con il sostegno della Caritas: chiediamo l’aiuto di tutti».
Il Comune ha già raccolto molte segnalazioni: «Si nota un’enorme solidarietà - conferma il sindaco Matteo Sambo -. Ci sono persone che mettono le loro case a disposizione o si danno già da fare per la raccolta di generi. Dobbiamo ora capire come affrontare la parte burocratica, in stretta sinergia con la Prefettura. Abbiamo degli incontri previsti anche nei prossimi giorni, nell’ambito del sistema di accoglienza dei profughi e dei rifugiati politici. Sappiamo che sono arrivati e stanno bene, questa era la priorità. Ci sono bambini di 2, 5, 7 anni, ragazzi e adulti: con loro è presente un interprete che già li accompagnava in Afghanistan, alcuni docenti sono disponibili per insegnargli l’italiano».
Una macchina che si è messa in moto in tempi da record. Del resto gli sciatori, perseguitati dai talebani proprio per la loro passione sportiva, arrivano senza nulla. Già per miracolo sono riusciti a raggiungere l’aeroporto di Kabul. Baratelli li aveva conosciuti l’anno scorso, durante una settimana bianca un po’ particolare, proprio per praticare sci alpinismo in Afghanistan, una meta anche allora sui generis per l’assenza di impianti di risalita ma tutto sommato sicura, prima che la situazione degenerasse. Quando però i talebani hanno continuato l’avanzata, è parso subito chiaro che gli sportivi rischiavano la vita: nel mirino per la pratica considerata troppo occidentale e promiscua, sono stati subito minacciati. A rischio in particolare le ragazze che, grazie alla presenza di italiani e statunitensi negli ultimi vent’anni, erano riuscite a uscire di casa e a praticare sport senza il burqa o il velo, ma proprio per questo sono ritenute ora la massima minaccia per la ripresa delle tradizioni più integraliste. Da quel momento è partita la corsa contro il tempo per salvare loro e le famiglie: fra i 29, infatti, non ci sono soltanto gli sciatori ma anche i loro bambini e familiari. Ecco perché nella richiesta di aiuti partita nel Varesotto erano indicati anche indumenti e prodotti tipici dell’infanzia.
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