LA SENTENZA
Solbiate Olona: nascose l’Hiv, condannato
Donna contagiata: due anni e 6 mesi di pena all’ex compagno. Secondo l’accusa l’uomo era a conoscenza della sieropositività già dal 2008
Cerchi un figlio e trovi il virus Hiv. È in un aspro paradosso che può riassumersi la vicenda di una cinquantenne che anni fa contrasse l’infezione e del suo ex compagno, un cinquantacinquenne finito a processo per lesioni gravi. L’uomo è stato condannato a due anni e sei mesi dal collegio presieduto dal giudice Giuseppe Fazio.
Secondo l’accusa l’imputato avrebbe potuto evitare il contagio all’allora convivente, sarebbe bastato informarla della sieropositività. Invece non solo si tenne il segreto, si impegnò pure a concepire un bambino (senza riuscirci). «Non sapevo di essere malato, viceversa avrei iniziato a curarmi prima invece che ridurmi così», ha raccontato in aula il cinquantacinquenne.
LA SCOPERTA
Fu nel 2013 che alla donna venne diagnosticato il virus. Un giorno si ritrovò coperta di macchie rossastre e pruriginose. Fece le analisi e il responso non lasciò dubbi. Fu uno shock per lei e a quanto pare pure per lui, visto che risultò positivo.
Emerse però subito che il contagio dell’uomo risalisse a un’epoca precedente (si capisce dalla sintomatologia). La coppia entrò in crisi tra sogni familiari naufragati, approccio alle terapie, sedute psicologiche. Nel 2017 i due si lasciarono. Quando l’imputato se ne andò di casa, la ex mise mano a ciò che rimaneva di lui in cantina. Tra carte e documenti trovò un certificato del 2008: l’Avis gli comunicava l’interruzione delle donazioni di sangue perché dai controlli era risultato infettato dall’Hiv. La cinquantenne ebbe un tracollo emotivo, si sentì biecamente ingannata senza neppure capire la ragione.
Così denunciò l’untore che però ribadisce da allora: «Nessuno mi ha comunicato nulla, quel foglio non l’ho mai visto».
ERRORI E PRESCRIZIONE
L’indagine nacque sotto una cattiva stella. La procura notificò la citazione diretta a giudizio al difensore sbagliato e non si accorse che per quel reato ci volesse l’udienza preliminare. L’avvocato Andrea Febbraro eccepì e il fascicolo tornò al pubblico ministero che poi lo rimandò correttamente davanti al gup. Restava però la notifica al legale d’ufficio, Febbraro risollevò l’eccezione ma venne respinta ancora. La ripresentò nel 2023 al collegio che per l’ennesima volta la rigettò dando il via al dibattimento che durò due anni.
A febbraio dell’anno scorso un colpo di scena: l’avvocato ripropose l’istanza motivandola con la lesione del diritto di difesa («se la notifica fosse stata corretta avrei potuto far interrogare il mio assistito») e il collegio accolse. Un altro anno di istruttoria e ora è arrivata la sentenza di primo grado.
Incombe però la prescrizione, prevista a dicembre del 2026. Alla parte civile, patrocinata dall’avvocato Ester Cantina, il tribunale ha riconosciuto la provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro e questo pare sia l’unico dato certo: la riforma Cartabia ha fatto sì che il profilo civilistico dei procedimenti penali non abbia scadenza.
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