PROCESSO
Sorelle uccise a Cerro, si va in appello
Da settembre il secondo grado di giudizio nei confronti di Giuseppe Agrati, condannato all’ergastolo dal tribunale di Busto Arsizio
La seconda chance Giuseppe Agrati se la giocherà il 28 settembre, davanti alla corte d’assise d’appello di Milano. È quella la data fissata per cercare di ribaltare la sentenza di ergastolo pronunciata il 21 dicembre dalla corte di Busto. Gli avvocati Giuseppe Lauria e Desiré Pagani avevano presentato ricorso, convinti dell’innocenza del settantaduenne condannato per l’omicidio delle sorelle Carla e Maria. I difensori nell’impugnazione segnano una pista alternativa precisa, che chiama in causa il nipote Andrea Agrati: «Bisogna rivalutarne la posizione anche in considerazione del fatto che appare certamente connotata dal dimostrato, specifico e qualificato interesse di natura economica in ordine alla pronunzia d’indegnità alla successione a danno dello zio con le conseguenti statuizioni civilistiche», sostengono. Era stato proprio Andrea - costituito parte civile con lo zio Eugenio e la sorella Francesca, patrocinati dagli avvocati Carmine Farace e Davide Toscani - a far riaprire l’indagine per la quale la procura aveva chiesto l’archiviazione. Il quarantasettenne non credeva alla tesi dell’incendio scoppiato per fatalità, la casa di via Roma a suo parere era stata data alle fiamme da chi ci viveva e aveva un tornaconto nella morte di Carla e Maria Agrati. La procura generale di Milano condivise lo spunto e avocò l’inchiesta, sfociata nell’arresto del settantaduenne quattro anni dopo il rogo. Il fatto accadde nella notte tra il 12 e il 13 aprile del 2015: gli inquirenti aprirono un fascicolo per omicidio colposo, supponendo quindi una responsabilità involontaria di qualcuno, fosse esso un familiare o un tecnico che non si era accorto di malfunzionamenti di sorta. Quando venne riconsiderato il caso, la consulenza evidenziò più punti di innesco, incompatibili con una tragica fatalità.
A parere del sostituto pg Vittoria Mazza, Agrati ammazzò le sorelle perché temeva di perdere l’eredità a favore dei nipoti, figli di un quarto fratello (papà di Andrea), morto dieci giorni prima del rogo. La corte d’assise di Busto ha accolto questa ricostruzione. In autunno ogni elemento verrà rivalutato in secondo grado.
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