LE OPINIONI
Sui social come dentro Casa Howard
Pronto a partire Ivory, piattaforma per chi sa di cosa sta parlando
Archiviato il referendum, arrivano le partite della Nazionale e così gli italiani sono pronti finalmente a tornare, da sapienti costituzionalisti, a esperti commissari tecnici. Erano bei tempi quando si diceva che in Italia siamo tutti allenatori perché la situazione nell'epoca dei social network è radicalmente migliorata: ora tutti sanno tutto di tutto. È diventata quasi una battuta, si dice che, a seconda dell'occasione, siamo tutti virologi o esperti di case nel bosco o di geopolitica e prezzo del petrolio ma questa convinzione diffusa di essere in grado di esprimere un parere qualificato su qualsiasi argomento è in realtà l'ammissione di un'ignoranza abissale: la realtà è sfaccettata, ogni tema è fatto di angoli oscuri e connessioni impreviste e per poterne parlare come si deve, ormai pare quasi lunare dirlo, occorre studiare. Diversamente, sarebbe meglio tacere.
Fu Umberto Eco nel 2015, mentre riceveva manco a dirlo una laurea ad honorem, a pronunciare un discorso che fece inorridire i teorici dell'uno vale uno ma che, a più di dieci anni di distanza, sarebbe da scolpire sulle tavole della legge: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». Arroganza? No, capacità di vedere oltre il proprio naso, tanto che il Padre Eterno, al quale evidentemente devono stare molto simpatici Zuckerberg & Co., ha deciso che quella sapienza la voleva tutta per sé e si è portato lassù Eco appena un anno più tardi. Oggi però l'autore de “Il nome della rosa”, che dovrebbe essere noto anche per molto altro, sarebbe un po' meno pessimista.
Un italiano, un brasiliano e uno statunitense, e non è l'inizio di una barzelletta, hanno sviluppato Ivory, un nuovo social network che guarda all'intelletto e organizzato per macroargomenti (scienze, architettura, economia, storia, legge, filosofia eccetera) con una serie di sottoramificazioni. La possibilità di commentare è strutturata in base alla competenza dell'argomento, dimostrata all'atto dell'iscrizione (semplici interessati a quel tema, esperti per curriculum, accademici veri e propri) e ancor prima del lancio, il prossimo 31 marzo, questo social è certificato come giornale di ricerca sul quale quindi possono essere pubblicati articoli scientifici inediti. Insomma, un social del sapere, aperto comunque a tutti, ma nel quale si può essere certi di confrontarsi con persone realmente competenti. Troppo elitario? Forse, ma magari anche stimolante per chi ha reale interesse a entrare in un mondo che possa elevarlo attraverso il confronto con gli altri. In fondo Ivory ricorda anche il cognome di un grande regista che, con film come “Casa Howard” o “Quel che resta del giorno”, ci ha trasportato in mondi lussuosi, levigati ma intrisi di quieta e colta umanità. Perché non sperare che possa essere così anche sui social?
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