OLTRECONFINE
Tassa sulla salute: per il Ticino viola gli accordi. Ristorni a rischio?
Una perizia giuridica la considera a tutti gli effetti un’imposta. Il Governo deciderà in merito al versamento all’Italia
La “tassa sulla salute” introdotta dall'Italia rischia di far saltare la fragile pace fiscale tra Berna e Roma. Il Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino ha annunciato i risultati di una perizia giuridica affidata al professor Pascal Hinny, ordinario di diritto tributario all'Università di Friburgo (Svizzera). Il verdetto dell'esperto è netto e non lascia spazio a interpretazioni: il provvedimento italiano rappresenterebbe a tutti gli effetti un'imposta e, come tale, costituirebbe una violazione diretta del nuovo Accordo sulla fiscalità dei frontalieri e della Convenzione per evitare le doppie imposizioni tra Svizzera e Italia. Di fronte a queste conclusioni, il Governo ticinese ha deciso di alzare la voce e di passare al contrattacco, minacciando implicitamente di bloccare la voce di spesa più sensibile per i Comuni italiani di frontiera. Nelle prossime settimane, si legge nel comunicato, discuterà la questione con l’Autorità federale competente e, infine, deciderà in merito al versamento all’Italia dei ristorni.
PD: «IL TICINO CONFERMA: È UNA TASSA»
Le reazioni politiche, da questa parte del confine, non si sono fatte attendere. «Abbiamo sempre sostenuto che il prelievo fiscale dalle tasche dei vecchi frontalieri riferito alla sanità si configura come una vera e propria tassa – scrivono in una nota Samuele Asuti e Alessandro Alfieri, consigliere regionale lombardo e senatore del Partito democratico –. E abbiamo aggiunto che così mettiamo a rischio la tenuta dei ristorni. Ma non siamo stati ascoltati, né a Roma, né a Milano. Ora le conseguenze stanno arrivando come uno tsunami. Non ci resta che chiedere a Governo e Regione di fermarsi, altrimenti la situazione diventerà ingestibile». «Nel testo si scrive chiaramente che il provvedimento è a tutti gli effetti un’imposta e che lo stesso Consiglio di Stato ha ravvisato una potenziale violazione del nuovo Accordo sull’imposizione dei frontalieri, che prevede che soltanto in Svizzera si possano percepire imposte sul lavoro dipendente dei vecchi frontalieri. La situazione è stata fatta analizzare anche da un docente ordinario della cattedra di diritto tributario all’Università di Friborgo, che ha confermato tutto: si tratta di una tassa che l’Italia intende prelevare e per questo stesso motivo viola gli accordi. E adesso Svizzera e Cantone Ticino decideranno cosa fare in merito ai ristorni», riassumono i dem. «Ora i rischi sono due: che saltino i ristorni, mettendo seriamente a rischio i bilanci di decine di nostri piccoli e medi comuni di frontiera, governati da Giunte di sinistra e di destra. Oppure che salti l’intero accordo e qui non vogliamo neanche immaginare gli scenari che si apriranno. Invitiamo pertanto il ministro Giorgetti e il presidente Fontana a valutare attentamente se continuare su questa china o abbandonare la strada, sbagliata, dannosa, intrapresa», concludono Astuti e Alfieri.
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