IL CASO
Truffa informatica alla ditta, ex dipendente patteggia
La 62enne era accusata di spese per 210 mila euro
Una vita da incensurata. E così è stato fino a due giorni fa. Quando una sessantaduenne di Legnano ha patteggiato in fase di indagini un anno e quattro mesi di reclusione e una multa di 5 mila euro per accesso abusivo al sistema informatico e per truffa informatica.
Infedele da 12 anni
Attenzione: non si tratta di una truffa informatica qualsiasi. L’ammanco è stato infatti quantificato in oltre mezzo milione di euro. Carte dell’inchiesta alla mano, è la cifra che la donna ha fatto sparire dalle casse di una ditta con sede a Parabiago per la quale lavorava in qualità di dipendente amministrativa, accumulata nell’arco di una dozzina d’anni, tra il 2012 e il 2024. Ad accogliere il patteggiamento intercorso tra il difensore dell’imputata, l’avvocato Davide Toscani, e il pubblico ministero Ilaria Perinu è stato il gip di Milano Giulia Masci. Il patteggiamento è stato autorizzato anche alla luce del parziale risarcimento effettuato dall’imputata al titolare della società, assistito dall’avvocato Fabio Ambrosetti. Un risarcimento dell’ammontare di 55mila euro. Poco meno di un decimo dell’ammanco complessivo causato dall’impiegata infedele che, per altro, le è ugualmente valso il riconoscimento del beneficio della sospensione condizionale della pena. Va detto, però, che la procura milanese (che ha trattato il fascicolo in virtù della competenza distrettuale del reato) ha circoscritto la portata della truffa a poco meno di 210mila euro, vale a dire meno della metà di quanto denunciato dall’azienda parte offesa.
Un trucco semplice
Come ha fatto la dipendente infedele a far sparire tutti quei soldi? Non c’è bisogno di pensare a chissà quale pratica sofisticata. Tutto è successo nel modo più banale possibile. La signora ha infatti effettuato centinaia (forse anche di più…) di bonifici a se stessa. Naturalmente, dalla documentazione contabile risultava bene altro. Nello specifico, i bonifici sui propri conti correnti avevano come destinatari tutta una serie di fornitori inesistenti. Da sottolineare che la parte offesa si è opposta fino all’ultimo a ogni ipotesi di patteggiamento e quando è venuta a galla la truffa nella sua gravità ha provveduto a licenziarla in tronco. Tutto finito con il patteggiamento? Novantanove su 100 non sarà affatto così.
Partita aperta
L’avvocato incaricato dalla ditta parabiaghese ha ricevuto mandato per intraprendere una nuova iniziativa legale. A breve provvederà infatti a sporgere una nuova denuncia contro l’ex dipendente. L’ipotesi di reato sarebbe quella di autoriciclaggio. Sospetti fondati fanno ritenere che una buona parte dei soldi oggetto della truffa informatica di cui si sono perse le tracce sarebbero stati reinvestiti in attività economiche riconducibili a familiari dell’imputata. Vero o falso che sia, dovrà essere provato in un nuovo procedimento penale.
«La signora ha ammesso tutto e si è ripromessa, anche dopo il patteggiamento, di restituire da qui ai prossimi anni altro denaro», ha fatto sapere il suo difensore, l’avvocato Toscani. «Mi chiedo come sia stato possibile che nessuno in un’azienda così piccola si sia accorto di quello che succedeva. E vogliamo parlare della banca? Ha autorizzato un’infinità di bonifici nonostante il beneficiario reale non fosse quello indicato e incredibilmente non ha mai avuto nulla da eccepire».
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