TRIBUNALE
“Sono il tecnico del gas”, invece è un ladro: ai sinti condanne per 35 anni
Decine dincolpi soprattutto nel Varesotto. La sentenza del gup a carico di una banda di sette persone
Si chiude con circa trentacinque anni complessivi di carcere il processo con il rito abbreviato alla banda di sinti specializzata nei furti nelle case degli anziani con la tecnica del finto tecnico del gas o dell’acqua. Una vicenda che aveva portato alla luce decine di colpi messi a segno soprattutto nel Varesotto e che ieri pomeriggio si è conclusa con la sentenza di primo grado pronunciata dal gup Niccolò Bernardi.
L’attenuante del “recesso attivo”
Il giudice ha in larga parte accolto l’impianto accusatorio del pubblico ministero Marialina Contaldo, pur riducendo il totale delle pene rispetto ai quasi quarant’anni di reclusione chiesti dalla Procura. Il conto finale è comunque pesante: circa trentacinque anni di carcere, come detto, per sette imputati, con una sola assoluzione. Le condanne più severe sono arrivate per i due fratelli considerati ai vertici dell’organizzazione criminale, i sinti Valentino e Fortunato Delagarie, rispettivamente di 50 e 47 anni, residenti nel Novarese. Per il primo il gup ha stabilito una pena di nove anni e due mesi di reclusione, mentre il secondo è stato condannato a otto anni e nove mesi (riconosciuta l’associazione per delinquere).
Pene decisamente più contenute sono state inflitte agli altri cinque imputati ritenuti colpevoli, con condanne che vanno da un anno fino a quattro anni e sei mesi di reclusione. Nella sentenza sono state disposte anche alcune assoluzioni per singoli capi di imputazione, oltre alla concessione delle attenuanti generiche anche per i due fratelli. In diversi episodi è stata riconosciuta anche l’attenuante del cosiddetto “recesso attivo”, cioè la circostanza in cui l’autore del reato interrompe volontariamente l’azione impedendo il verificarsi dell’evento delittuoso, come accaduto in alcuni casi quando le vittime si erano rifiutate di collocare gioielli e oggetti di valore nel luogo indicato dai finti tecnici.
La vicenda giudiziaria nasce dall’inchiesta dei carabinieri della Compagnia di Luino, che lo scorso giugno avevano arrestato sei dei componenti del gruppo al termine di mesi di indagini tra pedinamenti, intercettazioni e tracciamenti di veicoli.
Gli investigatori avevano ricostruito una lunga serie di colpi – una trentina tra riusciti e tentati – commessi a partire dal settembre 2024 tra le province di Varese, Como e Milano, con ben ventisei episodi concentrati nel territorio varesino.
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