IL GIORNO DEL DOLORE
Un urlo da brivido: «Basta violenza»
Il funerale di Enzo Ambrosino, il 30enne ucciso a Induno. Applausi, lacrime e palloncini bianchi all’uscita del feretro. Don Rivolta: «Pace del perdono»
Il momento del dolore, fra palloncini bianchi e striscioni dove i tanti presenti possono lasciare un ricordo con lo spray: oggi, sabato 17 aprile, familiari e amici dicono addio a Enzo Ambrosino, il 30enne ucciso sotto casa nella notte fra venerdì e sabato scorsi al culmine di una violenta rissa scoppiata fra due famiglie per poche centinaia di euro di debito. I funerali vengono celebrati nella chiesa di San Giovanni Battista, a pochi metri da dove viveva il ragazzo e dal punto in cui è stato ucciso, nel cuore del centro storico di Induno, in via Porro.
Alle esequie, accompagnato dalla Polizia penitenziaria, è presente anche il padre Gennaro Ambrosino, rimasto ferito per difendere il figlio ma poi arrestato anch'egli per rissa aggravata: il gip di Varese gli ha permesso di partecipare alle esequie, pur non concedendogli gli arresti domiciliari. Per i funerali sono stati scelti i brani di Caino e Abele e di San Tommaso.
Nell’omelia il vicario parrocchiale, don Matteo Rivolta, che è anche cappellano del carcere dei Miogni ed è stato fra i primi a dare l’allarme al 112 quella sera, dall'altare ha chiesto «pace profonda per Enzo, la pace del perdono, non la vendetta e non la spirale d’odio che porta solo sangue su sangue».
Enzo riposerà nel cimitero di Buguggiate, dove aveva vissuto prima di trasferirsi a Induno per stare vicino al padre dopo la separazione. Il luogo dove sognava una nuova vita e invece ha trovato la morte.
Un lungo applauso ha accompagnato l’uscita della bara. Sul sagrato, applausi, lacrime e il lancio dei palloncini. E un urlo collettivo: «Basta con la violenza».
Dall’altare, a conclusione della cerimonia funebre, un parente ha chiesto che giustizia venga fatta, ribadendo la bontà di Enzo e lanciando un appello alle nuove generazioni perché vivano nel rispetto dei valori.
Per l’omicidio è detenuto a Varese Gesuino Corona, 50 anni, per il quale è stata confermata la custodia cautelare in carcere con l’accusa di omicidio volontario per aver sferrato la coltellata mortale dopo un agguato a colpi anche di mazze chiodate e bastoni. In carcere, con l’accusa di rissa aggravata, anche il figlio Dimitri Corona.
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