ROMA
Unioncamere, divario uomo-donna si allarga nel tempo, gap pensioni al 29%
(ANSA) - ROMA, 12 MAG - Se all'ingresso nel mercato del
lavoro il divario tra uomini e donne può apparire contenuto, nel
corso della vita professionale tende ad allargarsi
progressivamente, fino a tradursi in un gap pensionistico del
28,7% a sfavore delle donne. È quanto emerge dalla nuova
edizione del Rapporto Italia Generativa realizzata dal Centre
for the Anthropology of Religion and Generative Studies (ARC)
dell'Università Cattolica del Sacro Cuore promossa da Fondazione
Poetica e supportata da Unioncamere, presentata oggi a Roma.
Il lavoro di ricerca è stato introdotto da Andrea Prete,
presidente di Unioncamere, presentato dai ricercatori del Centro
di Ricerca ARC.
Le donne non vivono una condizione uniforme. Differenze di
reddito, risorse e contesto producono traiettorie molto diverse.
Chi ha maggiori risorse riesce a compensare le carenze del
sistema attraverso soluzioni individuali; le più fragili -
spesso con lavori instabili o a bassa retribuzione - sono
costrette a scelte limitanti fin dalla giovane età, con effetti
duraturi su autonomia e carriera.
Nel Mezzogiorno il tasso di mancata partecipazione femminile
al lavoro supera il 25% in diverse regioni, fino a raggiungere
il 38,3% in Calabria e il 36,8% in Campania, mentre nel Nord
scende sotto il 10%. Anche le retribuzioni seguono lo stesso
andamento: si passa da 28.603 euro medi annui a Milano a poco
più di 10.000 euro in alcune province del Sud, come Vibo
Valentia (10.463 euro). Il divario si riflette anche nella
distribuzione del lavoro familiare: le donne svolgono il 61,6%
del totale, ma la quota sale al 70,4% nel Sud e al 68,4% nelle
Isole.
C'è poi lo snodo maternità. Più che un evento integrato nei
percorsi professionali, si configura spesso come una
discontinuità che comporta rallentamenti, ridimensionamenti o
ridefinizioni delle traiettorie lavorative. Accanto alla
maternità, cresce il carico legato alla cura degli anziani. In
Italia, il 58% delle attività di cura è rivolto a genitori o
suoceri, contro l'8% destinato ai figli. Si configura così una
"doppia morsa" che incide soprattutto sulle donne nella fase
centrale della vita lavorativa, limitandone opportunità e
progressione di carriera.
Le disuguaglianze si rafforzano lungo tutto il ciclo di vita:
minori salari, carriere più lente e discontinue, minore accesso
a ruoli apicali e maggiore concentrazione in settori meno
tutelati. Il risultato è uno svantaggio cumulativo che aumenta
la vulnerabilità economica, soprattutto nelle fasi più fragili
della vita. (ANSA).
© Riproduzione Riservata


