LA SENTENZA
Marocchino contro lo spaccio accoltellato: nessun colpevole
L’aggressione a Marchirolo. Il Tribunale assolve due connazionali che erano sotto accusa
Le coltellate inferte a un marocchino che aveva osato protestare contro il degrado dovuto allo spaccio nei boschi di Marchirolo restano senza colpevoli. A quasi otto anni da quella sera del settembre 2018, il Tribunale di Varese ha assolto anche gli ultimi due imputati, anche loro marocchini, rimasti a processo per quel tentato omicidio e per una rapina avvenuta pochi minuti dopo nella stessa zona (a difenderli gli avvocati Marco Natola ed Armando Simonati).
Il collegio presieduto dal giudice Alessandro Chionna ha pronunciato oggi, giovedì 30 aprile, una nuova assoluzione, accogliendo la richiesta formulata dal sostituto procuratore Maria Claudia Contini. Dopo il verdetto del 2024 nei confronti di altri due coimputati, si chiude così anche il secondo filone dell’inchiesta, nata attorno a due episodi violenti maturati nel contesto dello spaccio nei boschi al confine con la Valcuvia.
L’aggressione
La vicenda più grave riguarda l’aggressione a un cittadino marocchino che si era lamentato apertamente dell’attività di spaccio lungo le vie del paese e nella zona boschiva di via San Paolo. L’uomo era stato affrontato e colpito con due fendenti: una coltellata all’addome e una alla scapola destra, ricevuta mentre cercava di fuggire. Un episodio che aveva destato forte impressione anche per il movente attribuito all’aggressione: punire chi protestava contro i traffici legati alla droga.
Rapinati
Poco dopo, sempre secondo l’accusa, altri due marocchini sarebbero stati rapinati mentre acquistavano 75 euro di cocaina. I due avevano raccontato di essere stati assaliti e colpiti con una roncola sempre in un bosco vicino a Marchirolo. Per i carabinieri che avevano condotto le indagini, i due episodi erano collegati. Gli aggressori descritti dalle vittime erano stranieri nordafricani e i fatti erano avvenuti a pochi minuti di distanza, in un’area ristretta. Da qui l’ipotesi investigativa che a entrare in azione fosse stato lo stesso gruppo di persone, quattro marocchini finiti a processo in due tranche diverse.
Ma proprio questo collegamento, secondo il pubblico ministero, non ha trovato conferme sufficienti nel corso del dibattimento. Nella requisitoria il pm Contini ha sottolineato come le descrizioni fornite dalle vittime fossero sommarie e come i riconoscimenti fotografici effettuati durante le indagini non avessero dato risultati conclusivi. Quella elaborata dagli investigatori, ha osservato l’accusa, sarebbe rimasta una costruzione «per logica», una «mera ipotesi» non supportata da elementi certi.
L’imputato in aula
Oggi in aula era presente uno solo dei due imputati. Sottoposto all’esame, ha sostenuto di non sapere nulla della vicenda e di essere stato una sola volta nel Varesotto, non a Marchirolo ma a Luino, per fare visita al cugino - anche lui imputato - che all’epoca sarebbe stato malato e con difficoltà a camminare.
Al termine della discussione il Tribunale ha pronunciato l’assoluzione anche per loro, chiudendo definitivamente il procedimento senza condanne. Dopo due processi e quattro imputati assolti, restano dunque senza responsabili sia il tentato omicidio del marocchino antidroga sia la successiva rapina nei boschi dello spaccio.
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