L’ESIBIZIONE
Applausi per l’Akademie di Berlino, chiusa la stagione musicale varesina
Il concerto dei musicisti tedeschi nella basilica di San Vittore: sonorità festose e tempi rapidi
Timbri luminosi, sonorità festose e sontuose, tempi rapidi anzi rapidissimi. E poi il cantabile nobile e sereno, la compattezza dell’insieme e la pulizia esecutiva. Sono le quattro Suites per orchestra di Johann Sebastian Bach secondo l’Akademie für Alte Musik Berlin, protagonista dell’ultimo concerto della Stagione Musicale del Comune di Varese, giovedì 16 aprile, nella Basilica di San Vittore. Se il pubblico non era quello delle grandi occasioni - qualche posto vuoto si notava: siamo a metà aprile, si incomincia a stare bene all’aperto e i concerti un po’ ne soffrono - da grandi occasioni sono stati gli applausi, ripagati con un piccolo bis di Telemann, perché l’Akademie für Alte Musik Berlin ha restituito tutta la magnificenza sonora di pagine nate come musica d’occasione, scintillanti nel timbro (soprattutto la Quarta suite, nella quale le tre trombe giovedì sono state perfette) e piene di verve ritmica con i loro movimenti di danza nello stile del Barocco francese.
Sonorità ed equilibri
Le sonorità erano sempre compatte ed erano ben congegnati gli equilibri d’insieme, soprattutto nei passaggi fugati, i cantabili condotti con gusto (da apprezzare il flauto nella Sarabande della Suite n. 2 in si minore), i momenti più raccolti, come l’Air della Suite n. 3 in re maggiore, sereni più che malinconici. Rispetto alla brillantezza, all’estro e alle sfumature espressive di altri complessi barocchi, come Il Giardino Armonico di Giovanni Antonini e i Barocchisti di Diego Fasolis, l’Akademie für Alte Musik Berlin privilegia il nitore, l’uniformità del timbro e la solidità esecutiva, pur staccando tempi quasi sempre molto veloci; penso in particolare ai due movimenti conclusivi della Suite n. 3, dove ancora una volta spiccavano le trombe per la precisione e la qualità del suono. Ma in questa serata varesina è stata l’intera sezione dei fiati a esaltare il pubblico, dal fagotto ai tre oboi, capaci di ottenere un suono morbido e un fraseggio sempre ben legato, fino al flauto di Gergely Bodoky, amabile ed elegante - anche se un po’ coperto dagli archi: quasi inevitabile con l’acustica di una chiesa - nella celebre Badinerie della Suite n. 2.
Senza direttore
È da ricordare che l’Akademie berlinese suona senza direttore, guidata dal primo violino (a Varese l’ottimo Georg Kallweit), e usa strumenti barocchi, molto più difficili da controllare, in particolare i fiati, nel suono e nell’intonazione degli strumenti moderni: questi due aspetti rendono ancora più rimarchevoli gli esiti del concerto.
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