APPELLO PER LA PACE
Padre Ielpo e Pizzaballa fuori dal Santo Sepolcro: Varese in preghiera
Appuntamento nella Basilica di San Vittore dopo l’episodio a Gerusalemme
«La Comunità cristiana varesina accoglie con profonda preoccupazione e dolore le notizie giunte in queste ore da Gerusalemme». Nella mattinata di oggi, Domenica delle Palme, è stato impedito l’ingresso alla Basilica del Santo Sepolcro al cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, e al custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, mentre si recavano a celebrare la solenne liturgia d’inizio della Settimana Santa.
Di fronte a quello che il Patriarcato e la Custodia hanno definito un «grave precedente, irragionevole e sproporzionato», che ferisce la libertà di culto e lo Status Quo della Città Santa, la Chiesa varesina intende rispondere «con la forza della preghiera e della vicinanza fraterna».
L’appuntamento di preghiera è per lunedì 30 marzo, alle 20.30 nella Basilica di San Vittore, dove si terrà un momento di preghiera straordinario per i cristiani di Gerusalemme e per la pace in Terra Santa.
L’incontro sarà presieduto dal vicario episcopale di zona, don Franco Gallivanone, alla presenza del Prevosto di Varese, monsignor Gabriele Gioia.
«L’episodio tocca da vicino la nostra città - spiegano dalla Basilica -: Padre Ielpo, coinvolto nel fermo da parte delle autorità, è figura molto amata a Varese, dove ha servito come parroco di Sant’Antonio di Padova alla Brunella. Il suo legame con il territorio rimane solido e costante, tanto che il prossimo 18 aprile è atteso per un incontro pubblico dedicato proprio alla situazione in Medio Oriente».
A margine dell'annuncio di quanto accaduto, mons. Gioia ha espresso «il turbamento della comunità locale: siamo rimasti profondamente sconcertati nell'apprendere che è stato impedito l'accesso al cuore della cristianità proprio nel giorno in cui ricordiamo l'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Esprimiamo la nostra totale solidarietà al cardinale Pizzaballa e a padre Francesco. Impedire la preghiera ai responsabili delle comunità cristiane è un atto che ferisce non solo i presenti, ma i fedeli di tutto il mondo. Ci stringiamo a loro con la preghiera, chiedendo che prevalgano il buon senso e il rispetto per la sacralità di quei luoghi».
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