RIPRESA
La cena aziendale? Si fa alle 12
Pausa pranzo di nuovo al ristorante. Tra colleghi si fa festa a mezzogiorno
Colazione seduti al bar e pausa pranzo al ristorante: i varesini non vedevano l’ora.
L’ingresso in “zona gialla” ha permesso la riapertura dei locali fino alle 18 e la risposta nei primi tre giorni è già stata ottima per i nostri ristoratori e i pubblici esercenti, restrizioni permettendo.
È stata infatti ridotta ancora la capienza dei locali, con tavoli da massimo quattro commensali e ben distanziati tra loro. Nuove abitudini a cui però i varesini hanno fatto presto ad adattarsi e non solo per la pausa pranzo. Per conservare una parvenza del periodo di festa, le tradizionali cene natalizie di uffici e aziende si sono trasformate in pranzi e da qui alla vigilia fioccano le prenotazioni. La paura dei contagi da Coronavirus sembra quindi essere passata in secondo piano, lasciando spazio alla voglia di tornare alla nuova normalità, quella fatta di igenizzazione delle mani all’ingresso dei locali, misurazione della temperatura e mascherina sempre al volto fintanto che non ci si è seduti al tavolo.
Meccanismi che ormai sono entrati a far parte della quotidianità e che in molti si sono convinti siano sufficienti per scongiurare il rischio di contagi, o quantomeno ridurne le possibilità. Una nuova normalità per i clienti, ma anche per i ristoratori che non vedevano l’ora di poter riaccogliere le persone nei loro locali. «Pur con tutte le misure precauzionali che abbiamo dovuto adottare, che rendono complicata l’organizzazione del lavoro e molto più impersonale il servizio, non potevamo aspettarci risposta migliore - spiegano i ristoratori del centro città - I nostri clienti hanno iniziato a prenotare i tavoli ancora quando la zona gialla era solo stata paventata. Siamo ben lontani dai volumi di affari dell’anno scorso e soprattutto da quelli di un qualsiasi mese di dicembre, ma per quanto ci è permesso fare, le previsioni di lavoro sono buone» .
Resta solo la paura che anche questo poco lavoro venga loro tolto da un momento all’altro: «Sentiamo che il governo pensa a nuove restrizioni, non solo per il Natale, e questo sarebbe devastante perché il nostro lavoro non è fatto di improvvisazione, come può essere per un negoziante. Dobbiamo programmare la spesa e i servizi, con il rischio di dover buttare tutto» .
Nuova normalità non solo nei comportamenti e nelle modalità di lavoro, ma anche nei ritmi. Con la chiusura alle 18, pur di non rinunciare agli appuntamenti conviviali del mese di dicembre, anche le cene di natale di uffici e aziende sono state anticipate e si sono trasformate in pranzi. E non importa se i colleghi possono stare seduti a gruppi di quattro, il Covid non ferma le tradizioni. «Questo ci sta “salvando” - aggiungono - Perché se avessimo dovuto fare i conti solo con le persone in pausa pranzo dal lavoro, forse non sarebbe stato lo stesso. Molti uffici lavorano in smart working e si nota. Compensiamo anche con le persone che, dopo mesi di reclusione, avevano voglia di gustarsi un piatto pronto serviti al tavolo».
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