IL CASO
Varese: «La stazione è un dormitorio»
Un lettore alle prese con i clochard. «Mi spiace per loro ma vanno tutelati anche decoro e sicurezza»
Una lettera pervenuta al nostro giornale in cui viene evidenziata la situazione della stazione ferroviaria Rfi di Varese, in piazzale Trieste. L’ha scritta (e firmata) un lettore di Prealpina che abitualmente prende il treno per recarsi in Svizzera. Il caso: la presenza di clochard che bivaccano nello scalo. Uno - spiega il lettore - gli è comparso aprendo l’ascensore e ha pensato «che tra le coperte ci fosse qualcuno che stesse male oppure una volta salito questo sfortunato potesse avere qualche reazione malsana perché disturbato, o alla peggio morto».
Ma anche nel locale dove i clochard «cercano riparo per dormire per terra» con «le porte spalancate perché rotte o bloccate appositamente per non far sentire l’odore di questi disagiati come ammesso dallo stesso capostazione dopo essermi confrontato personalmente, il quale dice di non saper più cosa fare perché spesso chiamano i vigili urbani, la polizia ma questi dopo qualche ora ritornano».
Ci sarebbero tracce di escrementi. «Sia chiaro che provo veramente dispiacere per queste persone meno fortunate di me e di altri che avendo un lavoro possono mantenere una casa» spiega il lettore affermando però che va anche tenuto conto del decoro e della sicurezza per i cittadini e del fatto che il Comune ha messo a disposizione «di queste persone un locale dove dormire ma dovendo rispettare delle regole basiche di igiene non ci vanno, mettendo così in difficoltà anche i viaggiatori che non hanno una sala d’attesa sicura».
Un grido d’allarme insomma: la stazione non può essere un dormitorio.
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