IL COMMIATO
Agnesi saluta Varese: difendete il bene
Il vescovo sarà il nuovo vicario generale. Ieri sera la processione in città
«Chiesa di Varese sii seria ma sempre sorridente. Fai emergere molto di più, difendi ed incoraggia il bene che esiste e non appare».
È questo l’augurio che ieri sera, domenica 3 giugno, monsignor Franco Agnesi ha rivolto ai fedeli delle comunità varesine al termine della processione del Corpus Domini dalla chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo di Biumo Inferiore alla basilica di San Vittore.
Il prevosto della città, monsignor Luigi Panighetti, e il decano, don Mauro Barlassina, hanno invitato il vescovo Agnesi a presiedere la tradizionale processione dell’Ostia consacrata per le vie della città per offrire ai varesini l’occasione di salutarlo.
Nelle prossime settimane, infatti, Agnesi lascerà Varese e dal 29 giugno sarà il nuovo vicario generale e quindi il primo collaboratore dell’arcivescovo Mario Delpini.
Un invito molto gradito perché - ha detto lo stesso Agnesi - «la processione di questa sera evoca l’esperienza di un cammino».
«Durante il mio ministero di vicario episcopale a Varese ho girato molto incontrando e celebrando l’eucaristia nelle 235 parrocchie della zona. Ho cercato di essere simbolo di una Chiesa che deve sentirsi in cammino».
«Un’esperienza ancora non completamente realizzata nelle nostre comunità che a volte sono sedute e in difesa del proprio posto» ha aggiunto.
Scortato da due carabinieri in grande uniforme e dai “baschi azzurri” dei City Angels, monsignor Agnesi, sotto il baldacchino retto dagli alpini del Gruppo Ana cittadino, ha portato l’ostensorio con il pane eucaristico dal rione biumense sino alla basilica prepositurale.
Davanti a lui oltre una ventina di sacerdoti e, tra gli altri, il viceprefetto reggente, Roberto Bolognesi, e il sindaco Davide Galimberti con l’assessore Roberto Molinari.
Prima di trasferirsi all’Arcivescovado di piazza Fontana, a Milano, Agnesi ha espresso riconoscenza «al Signore, alle comunità parrocchiali, ai preti, ai diaconi e ai consigli pastorali per la fraternità, la pazienza e spesso anche la misericordia manifestata nei miei confronti per i miei errori, le mie incertezze».
Il vescovo non ha esitato a riconoscere «la grande ricchezza spirituale e di tradizioni della Chiesa varesina».
«Una tradizione che però in molte comunità è tradita perché non è trasmessa».
Lasciando Varese, monsignor Agnesi dovrà interrompere la vita in comune con monsignor Giovanni Giudici, il vescovo emerito di Pavia che da due anni risiede nel vicariato di via Marzorati.
«Mi dispiace lasciarlo - ha ammesso -. È stato molto paziente con me e mi sono sempre sentito accompagnato da lui come da un fratello maggiore».
Infine, prima dell’arrivederci, l’ultima raccomandazione.
«Non prevalgano in voi il risentimento e la paura ma siate sempre fonte di incoraggiamento soprattutto per i giovani. Aiutateli a mettersi in gioco, a sviluppare la loro creatività e il desiderio di scoprire come possono impegnare la loro vita per il bene degli altri».
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