LA TRAGEDIA
Indaga la Procura dei minori
Morte della quattordicenne in via Marcobi: l’ipotesi è che ci siano responsabilità dietro il suicidio. Sequestrati pc e cellulare
Fiori, raccolti in mazzi, o dentro piccolo vasi. E lumini, tanti lumini. Sotto i portici di via Marcobi, in pieno centro, a due passi da Palazzo Estense, amici e compagni di scuola hanno salutato così Anna (nome di fantasia), la quattordicenne spagnola morta martedì sera dopo una caduta dal settimo piano del palazzo dove abitava con la sua famiglia. Nessun dubbio: quel volo fatale dal balcone è stato un gesto volontario. E per questo un gesto che ha sconvolto l’intera città.
Mercoledì mattina la processione di ragazzi sotto la casa della tragedia è stata pressoché ininterrotta, quasi tutti della Scuola Europea, dove Anna frequentava la terza media. E una parola è stata detta molte volte e mille volte pensata: perché?
A tentare di dare una risposta dal punto di vista della legge è ora la Procura dei Minori di Milano, che sul suicidio di Anna ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti. Le indagini sono iniziate subito e sono in corso. Una morte così è «un fatto gravissimo, su cui è necessario svolgere tutti gli accertamenti necessari», ha spiegato il procuratore della Repubblica di Varese Daniela Borgonovo, che ha trasmesso l’inchiesta, per competenza, ai colleghi di Milano. E il motivo è chiaro: al momento non si può escludere che dietro la decisione estrema della quattordicenne ci siano stati comportamenti di coetanei che potrebbero far parlare di responsabilità e configurare reati. Anche se è la stessa Procura dei Minori a invitare tutti alla massima cautela, insieme al massimo rispetto.
L’altra sera, poco prima delle nove, Anna era in casa con la madre, il padre e la sorellina di otto anni. Una serata normalissima: la tv accesa, il papà e la piccola sul divano, la mamma al computer nella stessa stanza, Anna china sul suo cellulare. Ma poi succede qualcosa, la mamma riceve un messaggio di addio nella stessa stanza, ma non ha il tempo di fare nulla: la tragedia è già avvenuta.
La famiglia è benestante e normalissima, vive a Varese da un paio d’anni per il lavoro del papà. La polizia, che accorre sul posto, in breve tempo non riscontra alcun problema tra i genitori e la figlia. Ma il messaggio di addio, una sorta di testamento, pare sia stato mandato ad altre persone, e potrebbero esserci tracce elettroniche di qualche contrasto che negli ultimi tempi Anna avrebbe avuto a scuola. Per questo gli inquirenti hanno sequestrato il pc e il telefonino della ragazza, e stanno proseguendo le indagini alla ricerca di un possibile fatto scatenante.
La parola “bullismo” non la pronuncia nessuno: è troppo presto e del resto le amiche più strette raccontano che mai avrebbero immaginato quello che è successo, e nella stessa famiglia pare si parlasse di qualche problema relazionale, affrontato però senza drammi e senza l’idea che la situazione fosse di emergenza. Anna ha reagito in modo abnorme, a causa della sua sensibilità e di un momento di crisi, a dinamiche adolescenziali tutto sommato normali? Oppure quelle dinamiche non erano normali, al punto da poterle considerare reati? È il dilemma che la Procura dei Minori dovrà sciogliere: «Sono indagini delicate, che necessitano di tutta la riservatezza del caso», ha detto il procuratore della Repubblica per i Minorenni di Milano Ciro Cascone, che ha aggiunto che «in questo momento chiediamo a tutti, inclusi gli organi di stampa, di rispettare il riserbo richiesto per poter far luce sull'accaduto». «Vaglieremo ogni ipotesi - ha concluso il procuratore -, ma ovunque ci portino le indagini dobbiamo tutti ricordare che si tratta di una ragazzina di 14 anni».
Nel pomeriggio di oggi, giovedì 28 marzo, rosario in San Vittore (ore 18).
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