IL CASO SICUREZZA
Zappamiglio: «Basta accoglienza passiva»
Il sindaco di Gorla Maggiore interviene nel dibattito sulla sicurezza dopo i fatti di Busto. «Rispetto delle regole, chi sbaglia paga». E cita monsignor Suetta
Tiene banco il dibattito sulla sicurezza dopo gli scontri avvenuti a Busto Arsizio - tensioni e insulti alle forze dell’ordine da parte soprattutto di immigrati - con prese di posizione a tratti forti. Il sindaco di Busto Arsizio, Emanuele Antonelli, rispondendo anche indirettamente al primo cittadino di Varese, Davide Galimberti, ha spiegato - su Prealpina oggi sabato 18 gennaio l’intero intervento - che non servono ordinanze antialcol e che quanto avvenuto è da imputare all’immigrazione.
Sul tema, che ha assunto valenza provinciale, anzi più vasta, la riflessione del sindaco di Gorla Maggiore, Pietro Zappamiglio, che richiama anche la posizione assunta da monsignor Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia e San Remo, a proposito dei problemi legati all’integrazione, e rilancia la linea della fermezza: «Chi sbaglia deve pagare».
«FORTEMENTE PREOCCUPATO»
«Gli scontri avvenuti nei giorni scorsi in diverse città italiane, tra cui la vicina Busto Arsizio, hanno scosso profondamente la mia sensibilità di sindaco, di padre di famiglia, di cittadino. Sono fortemente preoccupato» questa la premessa di Zappamiglio.
«Quali soluzioni occorre adottare? Innanzitutto, bisogna riaffermare il rispetto delle regole che è figlio del senso di appartenenza e di identità di un popolo. Uno Stato è più forte quanto più riesce ad educare al senso di appartenenza e identità, appunto. Io non chiedo il rispetto solo delle istituzioni, concetto che per i giovani potrebbe essere oggi retorico, chiedo che vi sia la consapevolezza che ciò che stai insultando o danneggiando, ti appartiene» afferma il primo cittadino di Gorla maggiore. Che aggiunge: «Quindi occorre un ritorno al concetto di origine che in Italia e in Europa è stato smarrito. Il sindaco e il Premier sono persone che rappresentano temporaneamente le istituzioni: gli insulti alle autorità sono dunque invettive a persone che stanno svolgendo un servizio per tutti come anche le forze dell’ordine».
«CHI SBAGLIA VENGA PUNITO»
«In tutto questo - prosegue Zappamiglio - il rispetto delle regole è un pilastro della convivenza civile e presuppone che sia effettivo, che chi sbaglia venga certamente punito. Perché alla mancanza del senso di appartenenza sembra essersi aggiunta una convinzione di impunità: in Italia si può fare di tutto e nulla succede».
«NON VA TUTTO BENE»
«Auspico che questa riflessione possa indurne altre in chi oggi ha sottovalutato il problema sociale e culturale che stiamo vivendo nel nostro paese. Non va tutto bene» dice Zappamiglio.
«TUTTI UGUALI? SBAGLIATO»
Come accennato, il sindaco di Gorla Maggiore è sulla linea di monsignor Suetta che in una intervista aveva messo in fila i problemi appunto legati all’immigrazione.
«Di fronte a comportamenti, ostili e sovente violenti, non bisogna minimizzare. Occorre invece salvaguardare l’identità propria di una Nazione - osserva Zappamiglio -. L’idea che l’integrazione passi dal riconoscimento che tutti siamo uguali, è un’impostazione sbagliata. Si deve partire dal riconoscimento delle diversità, soprattutto religiose, e su queste avviare un dialogo. Quale modello di accoglienza? Un modello che non si limiti all’accoglienza passiva ma che chieda rispetto per quelli che sono i tratti identitari del luogo che ti accoglie».
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