IL LUTTO
Addio al decano degli arbitri d’Italia
Enzio Antonioli, classe 1931 di Gozzano, era il più anziano iscritto all’AIA. Nel 2024 aveva raccontato la sua storia alla Prealpina
«Un arbitro lo è per sempre, anche nella vita». Era lo slogan di Enzio Antonioli, classe 1931, l’arbitro iscritto ancora all’AIA più anziano d’Italia. È deceduto nella sua casa di Gozzano.
UNA VITA DA ARBITRO
Antonioli aveva raccontato alla Prealpina la sua vita da arbitro due anni fa. Aveva iniziato ad arbitrare a 27 anni, perché prima era nel CSI e l’ha fatto per tantissimi anni, arrivando a dirigere in serie C e una gara in B, per poi passare a giudice di linea e poi a commissario arbitrale. Il calcio era stata la sua passione fin da ragazzino quando giocava, ma arbitrare per lui era qualcosa di più stimolante. Raccontava: «Ai tempi c’era una terna fissa di collaboratori. Si riceveva la raccomandata con la convocazione e le credenziali per la partita e si partiva al sabato per tornare alla domenica sera o il lunedì mattina presto. Poi andavo a lavorare in azienda, perché arbitrare era pur sempre un hobby, non un lavoro». Antonioli, con la divisa da arbitro, aveva conosciuto mezza Italia. «Ho girato più così che per divertimento. Venivamo designati in Calabria, in Sicilia, in Puglia. Ricordo una partita a Lecce con tanta folla (20.000 persone) e la polizia schierata fuori dallo stadio, gare “calde” a Ragusa, Siracusa, Catania, Avellino, Benevento. Poi ci mandavano nel Nord Est fino in Trentino e in Sardegna che era la trasferta più veloce». Antonioli scavava nel passato dei ricordi: «Una volta perdemmo l’aereo per una gara nel Sud Italia. Dovemmo raggiungere lo stadio con un taxi. A Tortona in D il campo era in condizioni pessime, ma per giocare la società mise degli scarti di riso sul campo. Si giocò in condizioni proibitive, il campo era gelato». In molte gare volavano insulti e il pubblico era spesso acceso. Raccontava: «Ricordo che a Nizza Monferrato un gruppo di tifosi mi aspettò a fine gara alla stazione. Li evitai entrando in un edificio attiguo: era una agenzia di pompe funebri, aperta di domenica dove attesi che se ne fossero andati».
IL SALUTO SUI SOCIAL
La famiglia lo ha fatto salutare così, con un post pubblicato sul suo profilo Facebook: «Arrivederci a tutti, da oggi arbitrerò le partite dal cielo». Un post accompagnato dal nostro articolo.
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