LE OPINIONI
Anche il cuore diventa schiavo di ChatGpt
Sempre più spesso si affidano i sentimenti all’algoritmo
«Bella senz’anima», canta Riccardo Cocciante. Ma in questo caso sembra ci sia poco da rimpiangere. L’intelligenza artificiale sta ormai invadendo ogni aspetto della nostra vita, arrivando addirittura a infiocchettare i nostri sentimenti, a tradurre in una sequenza di parole ciò che dovrebbe nascere dal cuore. Tra i tanti casi emblematici, ce n’è uno molto recente che arriva dalla Nuova Zelanda: una donna accusata di incendio doloso, furto con scasso, aggressione e resistenza a pubblico ufficiale ha scritto delle lettere di scuse ricorrendo a ChatGpt. con lo scopo di ottenere uno sconto di pena. Risultato? Il giudice del tribunale distrettuale di Christchurch l'ha condannata a 27 anni di reclusione e a pagare 3mila dollari a titolo di risarcimento. E il motivo è presto spiegato: nel leggere i testi, il magistrato si è subito insospettito e ha deciso di sottoporre le lettere a factchecking, scoprendo così che la donna aveva utilizzato l'intelligenza artificiale per la scrittura. Un aspetto, questo, che ha indotto il giudice a ritenere non veritiere quelle scuse. Ma questo non è certo l’unico caso rimbalzato da un angolo all’altro dl globo. Basti pensare ai due promessi sposi nei Paesi Bassi che si sono visti annullare le nozze perché le promesse erano state scritte con l’intelligenza artificiale e, dunque, per il giudice olandese, violavano il Codice civile. Insomma, pare proprio il trionfo della pigrizia spirituale, in un mondo dove non siamo più disposti a cercare le parole per chi amiamo, violando persino la legge in nome di un testo standardizzato che suona bene ma puzza di plastica. L’intelligenza artificiale agisce come un parassita dell’empatia, offrendo una scorciatoia seducente che in realtà svuota ogni gesto di valore legale e umano, riducendo i momenti cruciali dell'esistenza a banali operazioni di copia e incolla. A pochi giorni dalla festa di San Valentino, celebrazione degli innamorati, chissà quanti si sono ritrovati tra le mani – senza saperlo – parole d’amore ricche di enfasi, ma non realmente pensate e scritte da chi quel messaggio ha deciso di inviarlo. Su un muro alle porte di Varese per anni campeggiò la scritta “Irene, sge tem”, che con un po’ di fantasia poteva essere letta come una dichiarazione d’amore in francese. Ecco, forse in quella frase sgangherata c’era più cuore rispetto a tantissime lettere scritte ricorrendo ai freddi e infallibili algoritmi di un chatbot.
© Riproduzione Riservata


