ROMA
Angelica Bove, 'un privilegio cantare la mia inquietudine e solitudine'
(di Cinzia Conti)
(ANSA) - ROMA, 29 GEN - Un mattone pesa e far stare male ma
può essere l'inizio di un percorso di ricostruzione. Dopo aver
brillato tra le stelle di X Factor poco più che maggiorenne e
aver agguantato il trofeo di Sanremo Giovani che la farà volare
sul palco dell'Ariston con la canzone Mattone, Angelica Bove
racconta il suo percorso alla vigilia dell'uscita di Tana, il
suo primo album. E racconta la sua "esigenza forse incoscia" ma
impellente di raccontare la sua storia, anche con i traumi come
la perdita dei genitori che hanno segnato la sua giovane vita.
"Sicuramente è un privilegio essere ascoltati - dice - e l'idea
che qualcuno si senta ascoltato o anche solo vicino a me nel
dolore, in qualsiasi tipo di inquietudine, è un onore per me
perché ci rende tutti umani ci rende vicini vicini vicini".
Classe 2003, romana, legatissima ai suoi 5 fratelli, verace
ed eclettica ("ascolto di tutto, dalle frequenze meditative alla
techno, dal rock a Lucio Dalla, una follia" dice ridendo), ha
colpito da subito per la profondità e l'intensità della sua voce
e anche la graffiante emozione che pervade i suoi testi. "Quanta
pioggia ancora cadrà/ per un po' di pace in queste giornate./ So
che prima o poi passerà/ lo ha detto il dottore che mi devo
abituare/ a stare male in modo normale" canta in Mattone.
"Tana - racconta - è il mio primo progetto, il mio primo album,
viene sicuramente da due anni di un bel percorso, prima umano
che artistico, oserei dire. Mi sono fatta tante domande, forse,
spero, le domande giuste. Ho incontrato persone giuste. Questo
album forse è il rassunto di incontri importanti della mia vita,
che sono i miei co-autori Matteo Alieno e Federico Nardelli e
che hanno saputo trascrivere in parole e musica il mio flusso di
coscienza. Quindi sicuramente la prima magia dell'album è
proprio la nostra unione. Ci siamo trovati tanto, a parte essere
tre romani, quindi daje Roma, in studio c'è familiarità, ci si
sente a casa, insomma c'è calore. C'è stata proprio una sintonia
musicale, di là di quella umana immediata con Matteo che conosco
da 3-4 anni. E Federico Nardelli è stata la new entry che ha
definitivamente messo il punto su questa bella sintonia
musicale".
Bove spiega che le piaceva l'idea di partire con Mattone
perché un mattone serve a costruire, come dice nel finale della
canzone: "È il primo mattone di questo mio progetto ma anche
della mia vita. Non vorrei parlare di progetto, mi sembra anche,
non lo so, poco informale, troppo formale. Ma definirla la mia
opera? Che ansia" dice ridendo. I pezzi non sono altro che
frutto di suoi sfoghi: "È un album totalmente autobiografico, ci
tengo a dirlo. E la cosa forse divertente è che tutto non nasce
in studio, nasce prima ancora di pensare a fare un disco insieme
con le mille chiacchierate che mi sono fatta con Matteo, che,
oltre ad essere un grandissimo autore che stimo come pochi, è il
mio miglior amico. Quindi è un po' quel vortice di pensieri e
quel mio spazio personale dove sfogo tutte le mie emozioni. E
lui è sempre stato un po' il contenitore di quelle emozioni che,
guarda caso, si sono trasformate in canzoni ed è uscita fuori
Tana".
Il pezzo Antipatica invece rappresenta di più il giudizio
dell'altro. "Non è qualcosa necessariamente di personale, -
spiega - è un po' il simbolo del giudizio del mondo. Nei miei
giovanissimi 22 anni mi sento di dire di aver scoperto che poi
il giudizio non è altro che un tuo gusto personale. Quindi
Antipatica parla un po' di quello e del mio modo di affrontare
il giudizio con ironia, con leggerezza mi allontano da questo
tuo giudizio e me la vivo, e me la taglio, come si dice a Roma".
Angelica Bove parla poi della solitudine che nel suo caso "è una
cosa molto ricorrente, la mia è cercata ma anche spesso
sofferta, ho un po' un conflitto con la solitudine, ancora devo
capirla tra me e me e devo risolverla. E nella solitudine c'è il
mio vizio di cercare una figura che possa colmare vuoti e quasi
sempre questa figura si trasforma in un uomo, nell'amore,
l'amante che poi alla fine sempre inconsciamente non sono
nient'altro che lo specchio di cosa ho bisogno". E poi aggiunge:
"È l'unico strumento che conosco di autodifesa dal mondo
esterno, dalle cose che non capisco, dalla mia confusione, già
sono tanto confusa dentro, ma fuori ce ne è altrettanta di
confusione, quindi spesso è una mia difesa l'isolamento".
Dal punto di vista musicale Bove dice: "Avevo il bisogno di
cantare la mia storia, quindi forse soul, e Nardelli invece con
la sua grandissima cultura musicale - cosa che io non ho - aveva
l'esigenza di creare quel tipo di suono lì. La cosa meravigliosa
è che è stato da subito casa mia quel suono. Mi sono fatta
trasportare, mi sono affidata totalmente. Poi con l'unione di
Matteo Alieno con la penna sono stati un po' un colpo di
fulmine. Mattone è la mia storia e poterlo portare sul palco
dell'Ariston e farlo sentire a così tante persone è un
privilegio grandissimo. È stata tutta una cosa organizzata
all'ultimo minuto ed è stato divertente, la vivo come un gioco
molto fico che prendo con le giuste misure, non troppo sul serio
e me la godo". (ANSA).
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