ROMA
Arisa, a Sanremo con la mia favola, le donne sanno autocurarsi e amarsi
(ANSA) - ROMA, 16 FEB - Come ammette lei stessa le fiabe non
le sa raccontare molto bene (se non in dialetto lucano come
gliele diceva la nonna) ma a Sanremo Arisa canterà proprio un
brano con la sua Magica favola presentando al suo pubblico "la
mia bambina, la parte più infantile di me, il legame con la mia
terra che è salvifico sempre e anche dei brani in cui non mi
riconoscerete. E direte chi è? Ma sono io, proprio io. Mi sento
molto molto felice in questo momento". In attesa di "Foto
Mosse", il nuovo album in uscita a primavera (a 5 anni dal suo
precedente lavoro) e dei due speciali appuntamenti dal vivo il
22 maggio a Roma al teatro Brancaccio e il 29 maggio a Milano al
teatro Lirico. All'Ariston l'artista lucana torna davvero molto
volentieri: "Sono anni che volevo farlo da concorrente, -
confessa annunciando che si propone anche come 'capitana' del
Fantasanremo - anzi fosse per me ci andrei tutti gli anni.
Partecipare al festival per un artista pop è davvero un
privilegio, quando non lo fai ti senti un po' escluso".
Ma come è arrivata questa felicità? "Secondo me - dice
lucidamente - è la consapevolezza di non poter avere tutto,
quindi diciamo di placare la ricerca continua di mondi e di
situazioni che non sono alla tua portata. Ho fatto anni di
analisi, ho voluto capire chi ero io veramente e per capirlo mi
sono concessa un periodo di solitudine. Comunque credo di essere
ancora in cammino. Vorrei tirare fuori veramente tutto quello
che sono e lasciare un segno di me autentico". Questa nuova
maturità dipende dalla solitudine: "Forse mi serve una persona
giusta e non una persona in generale. Le donne possono bastare a
se stesse. possono fare grandi cose, auto curarsi e auto amarsi
in maniera eccellente".
Nella serata dei duetti salirà sul palco assieme al Coro del
Teatro Regio di Parma per interpretare il brano manifesto
'Quello che le donne non dicono': "Ho sempre amato profondamente
la canzone di Fiorella Mannoia ed Enrico Ruggeri perché
rappresenta una femminilità molto autentica, che non è né la
femminilità martire né quella femminista radicale, ma la
femminilità che esiste e basta, né vincitrice, né vinta. E' la
femminilità delle madri, delle donne che conoscono esattamente
la realtà e però vanno dritte per la loro strada. Le donne
normali che si fanno in c... così e si lamentano con se stesse.
Poi si lavano la faccia, si truccano ed escono, affrontano
un'altra giornata e vanno avanti". Sul coro dice: "L'ho scelto
perché mi mi piaceva dare la possibilità a questa canzone di
navigare in una dimensione diversa. Il coro dona una sorta di
aura angelica questo brano, perché le donne, la femminilità in
generale che non si trova solo nelle donne, è fatta della stessa
sostanza degli angeli, il femminile è capace di grandissimi
gesti e secondo me è in grado di cambiare il mondo". Tra le
domande anche quella sul finale. "Ti diremo un altro sì" secondo
la versione di Ruggeri o "un altro no" come canta Fiorella
Mannoia dal vivo? "Io dirò - spiega Arisa - ancora un altro sì.
Io quel sì non lo dedico solo all'uomo che chiede e io dico sì
ma al fatto che le grandi donne non perdono la voglia di essere
disponibili, aperte, possibiliste. Voglio essere inclusiva,
libera in tutte le forme, non voglio assolutamente porre delle
barriere tra me e l'altro. La violenza è un altro tema, non
possiamo vivere la presunzione di sapere che tutti gli uomini
sono sbagliati e che tutte le donne sono giuste. Io dico ancora
un altro sì, non al maschile per forza ma alla vita intera".
Con l'Eurovision Arisa ha un conto in sospeso visto che
quando nel 2014 vinse il festival tra i Big la Rai mandò alla
competizione Emma Marrone. Ci ha fatto pace nel tempo? "No, no,
non ci ho fatto pace assolutamente - spiega - e in realtà io
vorrei tanto andare all'Eurovision. Tutti gli anni artisti
diversi ci chiedono La notte, quest'anno addirittura Gustavo
Lima e ha avuto un grandissimo successo. Ogni volta che accadono
queste cose io ringrazio perché il brano è anche mio però mi
chiedo: come mai io no? Mi piacerebbe tanto esportare la mia
musica all'estero".
Mentre non si placa la polemica sull'inno d'Italia cantato
dalla collega Laura Pausini in apertura delle Olimpiadi,
rimbalza sui social un video con Arisa che canta Mameli a
Pechino con commenti che dicono che ha fatto meglio lei e che
l'inno "si canta, non si interpreta". "Io mi sento sempre molto
a disagio - premette - quando mi mettono a confronto con artisti
perché credo che crei solo delle antipatie. E anche quando mi
dicono che sono la voce più bella d'Italia. Primo non penso sia
vero e poi non fa altro che creare il vuoto attorno a me. I
paragoni non mi piacciono mai né in positivo, né in negativo". E
ancora: "Quello che ha fatto Laura Pausini io non l'avrei saputo
fare. Lei è un'artista che ha una vocalità incredibile, che ha
girato il mondo, che ha espresso la sua grandezza attraverso
un'interpretazione dell'inno unica. Io l'ho interpretata come
tante persone hanno fatto prima. Non so se avete visto gli inni
fatti da Beyonce o Whitney Houston o Lady Gaga, anche quelli
sono stati inni 'personalizzati'. Non possiamo pensare a Laura
Pausini solamente come un'artista italiana. Lei è una grande
artista internazionale e le si può concedere di fare le cose a
modo suo. Secondo me l'inno si interpreta come si vuole. Sono
contenta di ascoltare il suo inno d'Italia". Molto meno contenta
di un'altra cosa: "Io e Malika Ayane - racconta - avevamo fatto
un contest con un pezzo inedito per l'inno delle Olimpiadi 2026.
Ha vinto il mio inno 'e non è stato cag... minimamente. Questo
mi dispiace di più. Farò la chiusura delle Paralimpiadi con
l'inno d'Italia ma questo brano scritto dagli allievi di una
scuola non è stato badato. Io onestamente parlarei di questo".
(ANSA).
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