IL PROCESSO
La lastra e le molestie al detenuto: tecnico radiologo a processo
L’uomo, che operava in carcere a Busto Arsizio, è accusato di abuso sessuale
L’esperienza in carcere a Busto Arsizio fu breve - dal primo agosto 2022 a ottobre - ma difficile da dimenticare. L’allora trentenne venne molestato sessualmente dal tecnico radiologo dell’infermeria di via per Cassano. Questa è l’accusa che ha portato l’operatore a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Giuseppe Fazio (Cristina Ceffa e Sebastiano Graziano a latere). Fu un tale shock per il detenuto brasiliano che la sera stessa tentò il suicidio. Lo ha confermato ieri uno degli agenti di polizia penitenziaria citati come testi dal pubblico ministero Giulia Grillo. «Lo trovammo sdraiato per terra vicino al bagno, con un lenzuolo al collo».
Barbanera testimone
In quei due mesi trascorsi nella casa circondariale, il brasiliano divise la cella con Gijnaj Rigels (detto Barbanera), fresco di arresto per l’omicidio di un ventitreenne di Turbigo. Al trentasettenne, sentito in aula, il detenuto dette un consiglio: «Non farti mai fare le lastre qua dentro perché ti toccano le palle». Non aggiunse altri dettagli, la vicenda intera la raccontò solo al suo avvocato e fu lei a segnalare l’abuso all’allora direttore Orazio Sorrentini, all’ufficio comando e all’area trattamentale. Stando alla coordinatrice sanitaria del carcere l’uomo, convocato per un colloquio, non volle fare nomi neppure con lei. «D’accordo anche con il direttore decidemmo che durante la radiografie avrebbe dovuto presenziare l’addetto all’ambulatorio che invece di solito restava all’esterno. «Così non sarebbe più potuto succedere niente». Il presidente Fazio se l’è fatto ripetere, osservando: «Mandavate un altro per eliminare il problema, non per accertare il fatto?». Il cosiddetto problema si risolse con il trasferimento del brasiliano in altro istituto. Nel frattempo però la procura aprì un fascicolo.
Lo sport nuoce
Le disgrazie del detenuto iniziarono giocando a calcio durante l’ora d’aria: cadde, la mano continuava a fargli male, in infermeria sospettarono una frattura al mignolo e lo mandarono ai raggi x. L’imputato avrebbe subito intavolato discorsi ambigui su un suo viaggio in Brasile, dopo di che avrebbe chiesto all’allora trentenne di spogliarsi e lo avrebbe adulato con complimenti sul suo aspetto fisico, sui suoi muscoli ben definiti, sul suo fascino. Lo avrebbe poi fatto inginocchiare allungando le mani ovunque denudandosi a sua volta. Il brasiliano non rimase inerme, il suo dissenso fu più che chiaro ma per tutta risposta il tecnico radiologo lo avrebbe ammonito: «Stai zitto sennò do la colpa a te». Sulla presunta vittima, che già combatteva contro la tossicodipendenza, la molestia ebbe un impatto fortissimo: alle notti insonne alternava incubi, i livelli di ansia salirono, l’istinto suicida diventò preponderante. Tanto è vero che si è costituito parte civile.
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