VERSO IL REFERENDUM
Busto Arsizio: scontro sulla riforma giustizia
Tensione tra sostenitori del sì e del no al confronto organizzato da Gigi Farioli a Villa Calcaterra
Scintille a Villa Calcaterra durante il dibattito sulla riforma Nordio, organizzato da Gianluigi Farioli per martedì sera, 3 marzo, a Busto Arsizio. L’intento dichiarato di Farioli era di mettere in dialogo sette giovani esponenti delle realtà politiche locali con quattro esperti (due a favore del sì, due a favore del no) in materia giudiziaria, permettendo ai primi di porre agli altri domande sulla loro posizione. Un’occasione in più, per gli ascoltatori, di orientarsi in vista del referendum del 22 e 23 marzo, e capire dove mettere la crocetta: sul sì o sul no?
Tra i quattro relatori l’avvocato Fabio Ambrosetti e Massimo De Filippo (pm del Tribunale di Busto Arsizio), a favore del no, e dall’altro lato gli avvocati Tiberio Massironi (presidente Camera penale di Busto Arsizio) e Samuele Genoni, (co-responsabile Osservatorio ordinamento giudiziario UCPI), a favore del sì.
Il confronto, partito con le migliori intenzioni, ha cominciato a scaldarsi dopo meno di un’ora, quando la domanda di Simone Pavesi (Giovani democratici) ha spinto il consigliere Farioli - che doveva essere solo un moderatore - a intervenire personalmente nella discussione, sottolineando che «la Costituzione all’articolo 138 prevede un processo di cambiamento molto rigido», per replicare ai timori esposti dai sostenitori del “no.” Lo stesso Farioli, a inizio serata, aveva dichiarato il desiderio di mantenersi neutrale: «Io oggi faccio Quaresima – aveva esordito – sacrifico la mia impellenza a intervenire, faccio solo il passaparola».
Di qui le reazioni accese di parte della platea al suo inaspettato intervento, fra chi gli ha risposto che «non si può fare questa affermazione» e chi gli ha intimato: «Farioli, non faccia l’avvocato».
Tensioni anche per le parole dello stesso Pavesi, che ha definito Giorgia Meloni «vassalla di Donald Trump», e per il lungo intervento di Francesco Pio Miceli (M5S), che prima di fare la domanda agli esperti ha esposto il suo punto di vista sulle ragioni del “no.” Un crescendo di toni che ha coinvolto anche gli stessi relatori, verso fine serata, in una discussione a tratti frontale ed eccedente dai turni di parola, costringendo Farioli a mediare in modo deciso: «Ci manca solo che litigate fra magistrati e camere penali».
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