ROMA
Da Gianna a Vita spericolata, Sanremo e le canzoni immortali che non vinsero
(di Cinzia Conti)
(ANSA) - ROMA, 28 GEN - MARCO RETTANI E NICO DONVITO, SANREMO
E LA CLASSIFICA DEL TEMPO (Azzurra Music, 324 pagine più il cd
con 16 canzoni, 29,90 euro)
Manca ormai meno di un mese al festival di Sanremo, "quel
gran ballo di corte" della musica italiana come lo definisce
quel geniaccio di Renzo Arbore, e già si rincorrono i primi
rumors e qualche polemica bollente, tra la partecipazione
all'Eurovision e l'assenza di molti big. Ma a un certo punto si
spegnerà magicamente tutto e resteranno loro: le canzoni. Quelle
dell'albo d'oro, le vincitrici scelte dal pubblico e dalla sala
stampa, quelle passate a manetta dalle radio perché facili
tormentoni che ti entrano in testa e poi le canzoni che faranno
la storia e diventeranno immortali ma che non sono state
'incoronate' nel frullatore della caotica settimana
dell'Ariston. E in libreria arriva nella data simbolica del 29
gennaio, che coincide con il giorno di partenza della 1/a
edizione del Festival nel 1951, "Sanremo e la classifica del
tempo (100 canzoni non incoronate dal Festival diventate
immortali)". Un prezioso e documentatissimo volume, firmato da
Marco Rettani e Nico Donvito e arrichito da foto e cover che
raccoglie e celebra di 100 queste canzoni. Da Papaveri e Papere
del 1952 e Musetto (La più bella sei tu) del 1956 fino alla
potente Tango di Tananai del 2023 e alla meraviglia di Volevo
essere un duro di Lucio Corsi del 2024. E a corredo anche un cd
che raccoglie 16 hit come Una lacrima sul viso, Ma che freddo
fa, Con te partirò e E dimmi che non vuoi morire.
"Ho sempre pensato che la vera vittoria di una canzone sia
riuscire a restare. Restare nei ricordi, nelle ferite, nelle
gioie, nelle partenze, nei ritorni" spiega Marco Rettani,
scrittore, autore, compositore e produttore discografico. Gli fa
eco Nico Donvito: "Cento canzoni, cento storie. Siamo andati
alla ricerca dei motivi più popolari e cantabili, ma anche degli
aneddoti più curiosi e speciali". Nel libro infatti non ci sono
solo le canzoni, ma anche e soprattutto le vicende che accaddero
sul palco e fuori e 100 commenti di artisti, autori, addetti ai
lavori e persone legate ai cantanti, che offrono punti di vista
differenti e rendono il racconto corale, vivo e partecipato. Un
vero tesoro per chi non ama Sanremo ma potrebbe scoprire di
averlo sottovalutato e per chi conosce a menadito il festival.
Il plus è poi dato dai contributi originali di Renzo Arbore,
Peppe Vessicchio e Vincenzo Mollica e da una lettera intensa e
affettuosa di Pippo Baudo. Del resto è arcinoto che alcune delle
icone della musica italiana proprio a Sanremo emisero i primi
vagiti e non furono riconosciute, forse perché troppo avanti,
forse perché troppo fuori da ogni schema per essere incasellate
in un podio con tre posti. Ecco allora la Vita Spericolata di
Vasco Rossi (1983), arrivato addirittura 25/o e che l'anno prima
era già salito sul palco con Vado al massimo. Ma anche Donne di
Zucchero e Randy Jackson Band (1985) solo 21/a e Lei verrà di
Mango solo 14/a nel 1986, anno in cui ci fu la prima conduttrice
donna, la brillante Loretta Goggi. Incredibile ma non vinse
nemmeno Il clarinetto di Renzo Arbore (1985) affiancato da Gegè
Telesforo, Nando Murolo, Adriano Fabi e Piero Roberto. Niente
vittoria nemmeno per Almeno tu nell'universo di Mia Martini e
Spunta la luna dal monte di Bertoli-Tazenda e davvero tante
tante altre.
Curioso come in certe annate fu tale la concentrazione di
capolavori rimasti senza riconoscimento che si capisce come fu
davvero difficile scegliere. Nel 1966, ad esempio, Nessuno mi
può giudicare di Caterina Caselli, Il ragazzo della via Gluck di
Adriano Celentano in abbinamento con il Trio del Clan, composto
da Ico Cerutti, Pilade e Gino Santercol, La notte dell'addio e
Io ti darò di più, mentre a vincere fu Dio come ti amo di
Domenico Modugno (alla sua quarta vittoria in nove edizioni) e
Gigliola Cinquetti. Nel 1967, l'anno più drammatico di sempre
per la tragica fine di Luigi Tenco in gara con Dalida con Ciao
Amore Ciao, c'erano in gara canzoni come Cuore matto,
L'immensità, La musica è finita (meraviglia cantata da Ornella
Vanoni e Mario Guarnera e scritto da Nicola Salerno-Nisa e
Franco Califano per il testo e da Umberto Bindi per la musica) e
Bisogna saper perdere dei The Rokes e Lucio Dalla.
Correndo avanti nel tempo nel 1972 ci sono icone come
Jesahel, Montagne verdi e Piazza Grande e nel 1981 Maledetta
primavera, Sarà perché ti amo e Ancora. E nel 1995? Non
agguantarono la vittoria pezzi da novanta come Destinazione
Paradiso, Con te partirò, Finalmente tu e Gente come noi. Negli
ultimi anni sono state incredibilmente terza Vietato morire di
Ermal Meta (2017) e quarta Musica leggerissima di Colapesce
Dimartino (2021).
L'elenco è lunghissimo e può essere solo parziale. Chissà
quanti 13/i o 18/i posti ogni italiano ha nel cuore. Adesso
manca poco alla 76/a edizione: non resta che aspettare il podio,
sicuri che l'icona potrebbe spuntare da chissà dove... (ANSA).
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